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Contro la mafia con il Vangelo. Il nuovo beato don Pino Puglisi

Dopo
la grande celebrazione a Palermo, Papa Francesco ha ricordato oggi durante
l’Angelus la figura di padre Pino Puglisi, parroco nel quartiere Brancaccio, ucciso vent’anni fa per mano
di un sicario di Cosa Nostra. “Educando i ragazzi secondo il Vangelo vissuto, li
sottraeva alla malavita e così questa ha cercato di sconfiggerlo uccidendolo.
In realtà però è lui che ha vinto con Cristo risorto” – ha detto il
Pontefice aggiungendo – “Dobbiamo pregare il Signore, preghiamo perchè questi
mafiosi e queste mafiose si convertano a Dio”. Parole che ci rimandano ad uno
dei discorsi forse più vibranti di Giovanni Paolo II, quello pronunciato nelle
Valle dei Templi ad Agrigento nel maggio del 1993: “Questo popolo siciliano è
un popolo talmente attaccato alla vita, che dà la vita. Non può sempre vivere
sotto la pressione di una civiltà contraria, di una civiltà della morte. Qui ci
vuole una civiltà della vita. Nel nome di Cristo crocifisso e risorto, di
questo Cristo che è Via, Verità e Vita, mi rivolgo ai responsabili:
convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio!”.
Dopo pochi mesi da quelle parole Cosa Nostra rispondeva con le autobombe nelle chiese di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro
a Roma e il 15 settembre 1993 con l’uccisione di un sacerdote che sotto le loro
finestre testimoniava le parole del Papa. Per questo l’uccisione di don Puglisi
è
in odium fidei ed egli è uno dei
martiri del nostro secolo: la sua stola è conservata nella Basilica di SanBartolomeo all’Isola Tiberina a Roma, chiesa dedicata ai testimoni della fede.
L’omicidio di padre Puglisi non va visto solo come un
tragico episodio di sangue di Cosa Nostra, ma contestualizzato nell’azione
della
Chiesa contro la mafia. Nel 2012 è
uscito un libro di Vincenzo Ceruso che ricostruisce gli eventi del 1993 e soprattutto descrive la storia
“dell’uomo-Puglisi”: con il suo coraggioso slancio evangelico, la profonda
spiritualità, l’amore per la cultura, la rete di amicizie e la tenacia
nell’affrontare i drammi umani di Brancaccio, ha sottratto spazio franco alla
mafia. Ha scritto Andrea Riccardi nella prefazione al volume “È la storia di un cristiano disarmato, forte solo
della sua fede al Vangelo. Di fronte alle minacce che incombevano sulla sua
vita, don Pino non è fuggito, ma è rimasto nella sua parrocchia e tra i suoi
ragazzi. Infatti è la storia di un martirio di fine Novecento, che parla alla
Chiesa del XXI secolo e alla coscienza civile del nostro Paese”. 
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