Papa Francesco e la sobrietà

Com’era largamente prevedibile l’ultima enciclica di papa Francesco, Laudato sì’, sulla cura della casa comune, ha suscitato molte reazioni, in buona parte positive. Tuttavia, Francesco in maniera esigente ha indicato all’uomo contemporaneo un comportamento da tenere, oggi largamente disatteso: l’atteggiamento del custode, di chi si prende cura, di chi non considera il creato e le creature come risorse da sfruttare in maniera intensiva e sciagurata, ma come un giardino da coltivare.


Sostiene Papa Francesco: “Molte cose devono
riorientare la propria rotta, ma prima di tutto è l’umanità che ha bisogno di
cambiare. Manca la coscienza di un’origine comune, di una mutua appartenenza e
di un futuro condiviso da tutti. Questa consapevolezza di base permetterebbe lo
sviluppo di nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita. Emerge così
una grande sfida culturale, spirituale e educativa che implicherà lunghi
processi di rigenerazione”
.

Di fronte a un consumismo ossessivo e compulsivo
occorre un nuovo stile di vita, incentrato sulla sobrietà. A metà ottocento,
Henry Thoreau, un grande poeta e scrittore, scriveva: “Un uomo è ricco in
proporzione al numero di cose delle quali può fare a meno
”. Ammonisce Papa
Francesco: “Quando le persone diventano autoreferenziali e si isolano nella
loro coscienza, accrescono la propria avidità. Più il cuore della persona è
vuoto, più ha bisogno di oggetti da comprare, possedere e consumare. In tale
contesto non sembra possibile che qualcuno accetti che la realtà gli ponga un
limite. In questo orizzonte non esiste nemmeno un vero bene comune. Se tale è
il tipo di soggetto che tende a predominare in una società, le norme saranno
rispettate solo nella misura in cui non contraddicano le proprie necessità”
.

Siamo di fronte a una grande sfida educativa e
il Papa invita a far tesoro della spiritualità cristiana e degli insegnamenti
presenti nella Bibbia e nelle diverse tradizioni religiose:
Si tratta della convinzione che “meno è di più”.
Infatti il costante cumulo di possibilità di consumare distrae il cuore e impedisce
di apprezzare ogni cosa e ogni momento. Al contrario, rendersi presenti
serenamente davanti ad ogni realtà, per quanto piccola possa essere, ci apre
molte più possibilità di comprensione e di realizzazione personale. La
spiritualità cristiana propone una crescita nella sobrietà e una capacità di
godere con poco. È un ritorno alla semplicità che ci permette di fermarci a
gustare le piccole cose, di ringraziare delle possibilità che offre la vita
senza attaccarci a ciò che abbiamo né rattristarci per ciò che non possediamo.
Questo richiede di evitare la dinamica del dominio e della mera accumulazione
di piaceri”.

La
sobrietà vissuta consapevolmente è liberante: “Infatti quelli che gustano di più e vivono meglio ogni momento sono
coloro che smettono di beccare qua e là, cercando sempre quello che non hanno,
e sperimentano ciò che significa apprezzare ogni persona e ad ogni cosa,
imparano a familiarizzare con le realtà più semplici e ne sanno godere. In
questo modo riescono a ridurre i bisogni insoddisfatti e diminuiscono la
stanchezza e l’ansia. Si può aver bisogno di poco e vivere molto, soprattutto
quando si è capaci di dare spazio ad altri piaceri e si trova soddisfazione
negli incontri fraterni, nel servizio, nel mettere a frutto i propri carismi, nella
musica e nell’arte, nel contatto con la natura, nella preghiera. La felicità
richiede di saper limitare alcune necessità che ci stordiscono, restando così
disponibili per le molteplici possibilità che offre la vita”
.

Sono
considerazioni che si fondano sulla forte consapevolezza che abbiamo bisogno
gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il
mondo, che vale la pena di essere buoni e onesti. Il degrado morale, prendersi
gioco dell’etica, della bontà, della fede, finisce col metterci l’uno contro
l’altro per difendere i propri interessi, provocando il sorgere di nuove forme
di violenza e crudeltà e impedendo lo sviluppo di una vera cultura della cura
dell’ambiente. Per dirla con l’economista Schumacher
“Occorre vivere più semplicemente per
permettere agli altri semplicemente di vivere”.
Per
Papa Francesco l’amore, pieno di piccoli gesti di cura reciproca, è anche
civile e politico. Esso si manifesta in tutte le azioni che cercano di
costruire un mondo migliore. L’amore per la società e l’impegno per il bene
comune sono una forma eminente di carità, che riguarda non solo le relazioni
tra gli individui, ma anche, come disse Benedetto XVI, «macro-relazioni, rapporti sociali, economici, politici». Per questo
Paolo VI ha proposto al mondo l’ideale di una «civiltà dell’amore».

Per
questo nessuno è escluso – avverte Papa Francesco – dalla realizzazione di cultura
della cura che impregni tutta la società liberandoci “dall’indifferenza consumistica. Questo vuol dire anche coltivare un’identità
comune, una storia che si conserva e si trasmette. In tal modo ci si prende
cura del mondo e della qualità della vita dei più poveri, con un senso di
solidarietà che è allo stesso tempo consapevolezza di abitare una casa comune
che Dio ci ha affidato”
.
 Antonio Salvati

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