Papa Francesco in visita a San Bartolomeo, crocevia della geografia e della storia

Domani,
22 aprile, papa Francesco visiterà la basilica di San Bartolomeo, a Roma.
A
pochi km di distanza da San Pietro, la chiesa sorge su un’isoletta sul Tevere
(l’isola Tiberina, appunto). Luogo di passaggio tra le due sponde del fiume
dalla più tarda antichità, è proprio all’isola (poche decine di metri di
lunghezza, ancor meno di larghezza) che si deve, esattamente 2770 anni fa
secondo la tradizione, la fondazione della Città Eterna in quel punto del
Lazio.
Punto
di passaggio l’isola lo è ancora. E non solo per i ponti che la collegano da
una parte a Trastevere, dall’altra al vecchio ghetto ebraico. Vi passa anche la
storia dei nostri tempi. La basilica di San Bartolomeo, affidata alla Comunità
di Sant’Egidio e dedicata per volere di Giovanni Paolo II alla memoria dei martiri
del XX e XXI secolo, conserva i ricordi o le reliquie di decine di testimoni
della fede (http://www.sanbartolomeo.org/index.aspx?ln=it). Le sue sei cappelle
sono riservate rispettivamente ai martiri del nazismo, del comunismo, dell’Europa,
dell’Africa, delle Americhe, dell’Asia. 

Crocevia
della geografia e della storia, San Bartolomeo merita una visita. Anche la
nostra.
E’
l’immagine del villaggio globale, degli orrori e della resilienza dell’umanità.
E’ la possibilità di un’immersione nella storia dolorosa degli ultimi decenni.
Un tempo che ha conosciuto tre guerre “mondiali”, appunto – la prima, tra
Germania e Gran Bretagna, per l’egemonia sul pianeta; la seconda, tra la
barbarie nazifascista e il resto del mondo; la terza, a pezzi, tra le pieghe
del nostro tempo, in pieno disordine globale – e che forse richiede una visione
planetaria, uno sguardo più largo e riflessivo.

A
San Bartolomeo si respirano il soffio della storia e quello della geografia. Si
coglie lo scenario terribile del “secolo breve” e di quello che gli è succeduto,
come pure quella forza di umanità e di riscatto di cui tutti abbiamo bisogno.
Oggi soprattutto.

Francesco De Palma
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