I 62 anni dei Trattati di Roma: Viva l’Europa!

Esattamente 62 anni fa, il 25 marzo 1957, veniva sottoscritto, nella Sala degli Orazi e Curiazi del Palazzo dei Conservatori, sul Campidoglio, sede oggi dei Musei Capitolini, il più importante dei (due) Trattati di Roma.
Con il Trattato che più ci interessa (l’altro riguardava l’energia atomica) veniva fondata la Comunità Economica Europea, antenata della nostra Unione Europea. I sei paesi firmatari (Belgio, Francia, Germania Federale, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi) istituivano una grande area di libera circolazione delle persone, delle merci e dei servizi, il cosiddetto “mercato comune”, compiendo un secondo grande passo in avanti nel processo d’integrazione europea (il secondo dopo la firma. nel 1951, della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio). 

Con la nascita della CEE l’obiettivo era non solo economico. Si ambiva a mettere in piedi una costruzione sovranazionale che allontanasse per sempre il pericolo di ricadere nell’orrore delle lotte fratricide che avevano insanguinato la prima metà del Novecento.
Tale visione, benché ancora iniziale e nel corso dei decenni successivi rallentata dalle resistenze nazionali, è chiaramente visibile nel Preambolo, dove si legge che i capi di stato e di governo riuniti in Campidoglio erano “determinati a porre le fondamenta di un’unione sempre più stretta fra i popoli europei, decisi ad assicurare mediante un’azione comune il progresso economico e sociale dei loro paesi, eliminando le barriere che dividono l’Europa, […] risoluti a rafforzare, mediante la costituzione di questo complesso di risorse, le difese della pace e della libertà, […] facendo appello agli altri popoli d’Europa, animati dallo stesso ideale, perché si associno al loro sforzo.
Quell’ideale è oggi contrastato. Quel sogno è meno fresco, mentre i popoli sembrano riscoprire le virtù del sovranismo. Ma la lezione del passato ci ammonisce a non dimenticare l’abisso di dolore che ha significato la frammentazione del continente: “In un mondo che conosceva bene il dramma di muri e divisioni, era ben chiara l’importanza di lavorare per un’Europa unita e aperta […]! Eppure oggi si è persa la memoria della fatica. […] Nel vuoto di memoria che contraddistingue i nostri giorni, spesso si dimentica anche un’altra grande conquista frutto della solidarietà sancita il 25 marzo 1957: il più lungo tempo di pace degli ultimi secoli” (così papa Francesco in occasione del 60° anniversario della firma dei Trattati).
Al contrario, non dovremmo mai sottovalutare i benefici della solidarietà e della cooperazione fra i popoli in un mondo sempre più globale: “Nessun paese europeo può garantire, da solo, la effettiva indipendenza delle proprie scelte. Nessun ritorno alle antiche sovranità nazionali potrà garantire ai cittadini europei pace, sicurezza, benessere e prosperità, perché nessun paese europeo, da solo, potrà mai affacciarsi sulla scena internazionale con la pretesa di influire sugli eventi, considerate le proprie dimensioni e la scala dei problemi”, ricordava il presidente Mattarella due anni fa, a Camere riunite.
E continuava: “Oggi, come sessanta anni fa, abbiamo bisogno dell’Europa unita, perché le esigenze di sviluppo, di prosperità del nostro Continente sono, in maniera indissolubile, legate alla capacità collettiva di poter avere voce in capitolo sulla scena internazionale, affermando i valori, le identità, gli interessi dei nostri popoli. Questi anni di pace, benessere e prosperità dell’Europa ci hanno consentito di raggiungere traguardi di cui gli stessi Padri fondatori sarebbero giustamente fieri, malgrado limiti e carenze”. 
Che l’avventura di pace, stabilità, libertà, progresso dell’Europa possa continuare, e continuare a lungo!

Francesco De Palma
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