Il buio e il vuoto del sabato sera …

Da più parti si sente dire che, nonostante in Italia viviamo in pace da oltre settant’anni, c’è comunque una guerra in corso, una guerra che ogni fine settimana miete e registra un elevato numero di vittime.
Ci riferiamo alle cosiddette “stragi del sabato sera”, in cui numerosi giovani al volante, spesso perdono la vita o rimangono gravemente feriti, andando nei luoghi della movida, o rientrando dopo serate di balli e divertimenti. Ed è diventata una consuetudine dolorosa leggere sulle pagine dei quotidiani, la notizia di giovani vite stroncate a causa di un sinistro automobilistico. 

La notte del sabato sera rappresenta il momento in cui più spesso avvengono gli incidenti più gravi. È la serata che i giovani – liberi da impegni di lavoro e di studio – consacrano al divertimento, allo sballo. E i numeri crescono come se, appunto, riportassero le cifre di un bollettino di guerra.
I motivi sono diversi: stanchezza, alcool spesso misto a droghe, eccesso di velocità, guida spericolata e, talvolta, gli incidenti sono dovute per cause concomitanti.
Sembra che il nostro mondo non sappia offrire a chi si affaccia alla vita niente di meglio di uno stordimento. Giovani cuori e giovani menti avrebbero diritto a più ideali da coltivare, a più progetti da portare a compimento, a rivoluzionare il mondo e a renderlo migliore. E invece viene loro detto unicamente “Divertiti!”, “Distraiti!”. Anzi, se qualche adolescente si azzarda a scegliere la via dell’impegno, lo si attacca sui social, gli/le si dice che è incoerente e così via, Greta Thunberg insegni.
Il problema delle stragi del sabato sera è senz’altro una questione di educazione stradale, di educazione a comportamenti e stili di vita differenti. Ma è soprattutto un grande richiamo a ciascuno di noi, adulti e non, affinché guardiamo di più al vuoto che caratterizza la vita di tanti ragazzi e al loro disperato bisogno di riempirlo.
Perché non accada più che l’unico orizzonte concepibile sia una strada buia in cui lanciarsi a tutta velocità, perché non accada più di leggere che nei primi 15 giorni di ottobre muoiono 11 giovani nel fiore degli anni (e che dall’inizio dell’anno sono già 620 le vittime, in Italia, di cui 194 ragazzi).
Germano Baldazzi

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