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Le avventure di Carlo Collodi, in arte Pinocchio, no … Carlo Lorenzini!

“C’era una volta … – Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.”
Sono le parole che aprono il capolavoro di quel maestro che è stato lo scrittore per ragazzi Carlo Collodi (pseudonimo di Carlo Lorenzini), nato a Firenze il 24 novembre 1826 e scomparso il 26 ottobre 1890. La sua famiglia era di modeste condizioni economiche, riuscì comunque a studiare e a perseguire le sue ispirazioni e passioni. 

I suoi genitori lavoravano a servizio di famiglie ricche e facoltose e il giovane Carlo, conserva bei ricordi della sua gioventù, nonostante la prematura scomparsa di alcuni dei suoi numerosi fratelli.
Da giovane era caratterizzato da un carattere vivace, inquieto, talvolta arrivando fino all’insubordinazione. Per questo motivo, sia per farlo studiare bene, sia per tranquillizzare il suo carattere, fu inviato a casa di una zia in modo che potesse seguire studi ecclesiastici presso il seminario di Colle Val d’Elsa e, in seguito, dai padri Scolopi di Firenze.
Dopo alcuni anni, le condizioni economiche della famiglia migliorarono e Carlo poté dedicarsi al giornalismo e trovò anche un impiego pubblico. Sono gli anni in cui forma le sue idee, le aspirazioni e la sua cultura: da simpatizzante per le idee mazziniane, partecipò alle rivolte risorgimentali, pur mantenendo sempre la sua attenzione a cogliere il vissuto umano nella terra in cui viveva.
Da giornalista scrisse con intensità, ma la sua produzione letteraria non fu da meno: iniziò descrivendo la realtà della vita toscana con storielle ambientate nei caffè fiorentini, cogliendo aspetti spiritosi, a volte ridicoli, sfruttando sagaci invenzioni linguistiche.
Scrisse i suoi primi romanzi: «Da Firenze a Livorno»; e «Un romanzo a vapore», inserendo per primo, in un’opera letteraria, la nuova invenzione del treno a vapore.
Fornito di indole versatile, creativo, a tratti anche spiritoso, aprì anche un periodico dal titolo «Il Lampione» con l’intento scherzoso (ma neanche tanto) di “far lume a chi brancolava nelle tenebre”.
La sua consacrazione artistica giunse sviluppando la vena letteraria per l’infanzia. La scrittura, da sempre, è al centro delle sue aspirazioni ed interessi, pur mantenendo l’impiego come funzionario dello stato. Infatti, come tale, ha l’incarico di redigere libri pedagogici per la scuola, per l’insegnamento.
Decide di assumere lo pseudonimo “Carlo Collodi”, prendendo in prestito il nome del paese d’origine della madre.
Nel 1881, esce – firmato con lo pseudonimo – il suo capolavoro «Le avventure di Pinocchio».
Inizialmente, appare con il titolo “La storia di un burattino”.
Dopo un po’ di tempo, riprese in mano il suo scritto, modificò il titolo e in due anni lo completò nella versione che è giunta fino a noi.
La prima storia terminava con l’impiccagione del burattino, ma ascoltando le proteste e i consigli che gli arrivavano da diversi giovani lettori, pensò di arricchire la storia, aggiungendo la trasformazione del burattino in bambino, e il lieto fine che tutti conosciamo, al termine di nuove scorribande e peripezie.
Il volume, re-intitolato “Le avventure di Pinocchio”, divenne infine un testo popolarissimo, si trasformò in classico per ragazzi, ma non solo per loro. L’opera fu rimaneggiata per il teatro e, in tempi recenti, diversi film sono stati girati con la trama del volume.
Sono state edite ben 187 edizioni e il libro è stato tradotto in almeno 250 lingue, dialetti o idiomi, divenendo, così, uno dei testi di letteratura per bambini più letto al mondo.
In tanti, anche “addetti ai lavori”, si sono domandati il perché del successo senza tempo di Pinocchio. Non ultimo, il critico Piero Dorfles. In un suo testo, il critico afferma che il libro di Lorenzini
«E’ tanto amato perché rappresenta tutto quello che, diventati adulti, può venire rimpianto: l’essere liberi, senza senso del dovere né complessi di colpa. In altre parole, perché è una piccola parte di ciascun lettore, e rappresenta non solo il passato, con ricordi e rimpianti, ma anche il presente e il futuro con le sue aspirazioni e speranze».
Il successo della storia di un burattino divenuto bambino, forse, lo si può spiegare più semplicemente nel trovare nelle pagine elementi della vita in ricerca di una felicità nella normalità di una vita quotidiana, necessaria a qualsiasi bambino.
La facilità di immedesimazione nel protagonista è lo strumento più agevole per far breccia nei lettori, perché il protagonista sia simpatico: in “Le avventure di Pinocchio” possiamo trovare la cura per il corpo, il bisogno di guadagnare soldi, la necessità di una politica seria, il senso della giustizia e dell’ingiustizia.
Infatti, in Pinocchio possiamo trovare tanti elementi umani: dalla necessità di amore, all’affetto paterno; dal bisogno di soccorso, all’aiuto per chi è in difficoltà; dalla lealtà nell’amicizia, all’impegno per le promesse da mantenere.
Tutti questi elementi fanno di Pinocchio un personaggio senza tempo, adatto per tutte le generazioni di ieri e di oggi.

Germano Baldazzi
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