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L’AIDS fa meno paura, ma la battaglia dev’essere ancora vinta …

Oggi è la Giornata Mondiale dell’AIDS. L’HIV, il virus che causa la sindrome, è molto più conosciuto, fa meno paura, ma non è ancora sconfitto. E’ vero, disponiamo di terapie più adeguate, i pazienti possono convivere con la malattia quasi si trattasse del diabete e dell’ipertensione qualora possano assumere continuativamente i farmaci che annullano la carica virale, e sembra che il traguardo di un vaccino si stia avvicinando. Ma il contagio è sottovalutato, ed è ancora troppo alto, soprattutto tra i giovani. 

L’AIDS fa meno paura, insomma, ma non bisogna abbassare la guardia. Nel 2018 le persone contagiate dal virus sono state 1,7 milioni, in calo del 33% rispetto al 2010. Ma sempre nel 2018 la malattia ha ucciso 770.000 persone, tra cui 100.000 bambini.
In Italia, l’anno scorso, le nuove infezioni da HIV sono state 2847, che sembrano poche, ma significano otto al giorno. E la prevenzione? E la prudenza? Il fatto è che c’è un calo dell’attenzione sul tema e una sottovalutazione dei rischi: non a caso la maggioranza delle nuove infezioni è dovuta a rapporti sessuali non protetti (80,2%). 

Se guardiamo poi al resto del mondo, i dati mostrano forti disparità nell’accesso alle cure, con un sensibile svantaggio per l’Africa e per l’Asia. E anche qui sono giovani e giovanissimi ad essere più colpiti. 
E’ su questo fronte che occorrerà concentrare gli sforzi, dunque, con una cura particolare per una fascia d’età che ha bisogno di essere raggiunta anche in modo non convenzionale. Come fanno per esempio i centri DREAM, gestiti dalla Comunità di Sant’Egidio nell’Africa subsahariana. “Attorno ai nostri centri”, racconta la responsabile, Paola Germano, “si creano movimenti di adolescenti malati che hanno superato la fase dello stigma e s’impegnano a parlare dell’HIV con i coetanei sani, nelle scuole e nei luoghi di ritrovo. Il loro contributo alla prevenzione e all’abbattimento dei pregiudizi sulla malattia tra i giovani è inestimabile”.

Francesco De Palma
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