Debre Libanos: il più grave crimine di guerra dell’Italia

Paolo Borruso è autore di un libro importante, che mette al centro una grave strage commessa dagli italiani nei confronti dei cristiani etiopici. Il titolo è “Debre Libanos 1937. Il più grave crimine di guerra dell’Italia”, e ricostruisce uno dei più efferati crimini di guerra della storia italiana.

La strage fu opera dell’esercito, sotto il comando del regime fascista con la motivazione di voler vendicare l’attentato – fallito – al viceré Rodolfo Graziani. Siamo nel 1937: i fatti si svolgono tra il 20 e il 29 maggio.

La Chiesa etiopica è a più antica dell’Africa e Debre Libanos è il più importante monastero dell’Etiopia. Storicamente, il cristianesimo etiopico sosteneva l’impero del negus Haile Selassie.

Andrea Riccardi, nel corso della presentazione del volume, ha affermato che “Debre Libanos” è stato il più grande crimine di guerra italiano e il volume dello storico Paolo Borruso ha il coraggio e il merito di riprendere in mano questa vicenda per raccontarla. Riccardi ha ricordato l’art. 11 della Costituzione italiana, che recita, tra l’altro: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. E ha aggiunto che, con il ripudio della guerra, si intende anche il ripudio della cultura della guerra: “Bisogna misurarsi con quella storia per dire che quella non è la nostra storia ed oggi abbiamo un altro sentire”.

“In questo volume – ammette Riccardi – possiamo leggere anche una lezione per i nostri giorni: c’è la storia della disumanità italiana durante la guerra d’Etiopia e quella ancor più terribile che portò, nel 1937, ai massacri in un monastero, comandati da Mussolini, dal ministro Lessona e dal viceré Graziani, eseguiti dal generale Pietro Maletti”. Tra l’altro, annota Riccardi, mentre ai due esecutori della strage sono stati eretti monumenti, nessun memoriale ricorda le vittime della strage.

Perché gli italiani fecero un’azione così terribile? Certo, è sempre esistita una certa mitologia che parlava dell’«italiano, brava gente», ma – in genere – i soldati italiani non si sono comportati così. Ad alimentare, quasi ad aizzare i soldati, fu una campagna nazionalista e fascista, dove la propaganda ha avuto un ruolo molto forte.

La propaganda dell’odio ha portato ad una disumanizzazione, la quale ha permesso il compimento di violenze inaudite, ha sottolineato Riccardi. La propaganda ha avuto il ruolo di disumanizzare il nemico: “E’ africano, è nero, è scismatico, è eretico e come civiltà viene considerato un barbaro”. Sono gli argomenti della propaganda che hanno instillato negli italiani i peggiori sentimenti.

Il Card. Bassetti, nel suo intervento, ha ricordato e sottolineato che gli italiani volevano invadere l’Etiopia con la giustificazione di portare loro Cristo, ma gli etiopici erano già divenuti cristiani dal I secolo! E, ancora oggi, tanti etiopi, portano nella loro mano il disegno della croce, proprio come segno di questa appartenenza.

Il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini ringraziando per lo studio approfondito sull’argomento, ammette che il lavoro dell’autore è un documento necessario per far chiarezza e permette di compiere una presa di responsabilità per gli atti compiuti nel corso della guerra. Guerini si è per questo impegnato a presentare le dell’Italia all’Etiopia e alla sua Chiesa.

Germano Baldazzi

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