Massimiliano Fuksas: “Case da ripensare”

Il grande architetto Massimiliano Fuksas in una articolata ed interessante conversazione su ‘Pagine Ebraiche’, si sofferma – tra le varie tematiche – a parlare delle politiche abitative nel futuro delle nostre città.

Ha ripensato a questo tempo passato in “lockdown”, un tempo vissuto quasi esclusivamente in casa. Tale condizione – dice – ci ha fatto riscoprire necessariamente la casa e abbiamo capito che tante volte essa non funziona! Cioè, non è funzionale per la porzione della popolazione che in Italia ha superato i 60 anni. Parte di popolazione che è veramente numerosa e crescerà ancora nei prossimi anni, così andrebbe riprogettata.

L’archistar racconta di aver scritto una lettera alla prima carica dello Stato, in cui esponeva le sue linee guida per riprogettare i luoghi dove viviamo aumentandone la sicurezza, ed attrezzandola con strumenti che rendano, nel caso di eventi più o meno eccezionali, come la pandemia da cui fatichiamo ad uscire, le nostre abitazioni più funzionali, innovative, contemporanee.

Fuksas ha scritto al Presidente Mattarella che “entro i prossimi trenta anni ci saranno grandi variazioni demografiche”. Mediante dei ‘device’ molto piccoli si potrebbe avere il controllo dell’ossigenazione del sangue, della temperatura, fino allo stato generale di salute. L’idea è nel pensare alla nostra salute non intasando ospedali e pronto soccorso – che in tempo di pandemia, sono un rischioso focolaio di diffusione del virus – ma rilevare l’infezione per cui rimanere a casa mediante un sistema di rilevazione ottico e di telemedicina, già attivo in alcune realtà. Qualora la situazione divenisse più complessa, il sistema avvertirebbe di andare in ospedale o in una struttura territoriale per la cura. La casa andrebbe disegnata in modo che abbia pareti che si possano spostare: entrando dovresti poter trovare un lavabo per lavare le mani, e un punto dove lasciare le scarpe. Poi, avere un luogo per lo “smart working”, o per lo “smart learning”. Tutto questo dovrebbe essere gestito da una serie di intelligenze artificiali, una struttura con cui interagiamo, una sorta di “avatar”, che riproduca le grandi capacità che ha un medico, o una persona con adeguate competenze.

Germano Baldazzi

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