Violenza e razzismo negli USA

Sono le parole pronunciate dall’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea Josep Borrell, in merito alle immagini delle proteste scoppiate a Minneapolis e diffusesi a macchia d’olio in tutti gli USA, dopo la brutale uccisione di George Floyd. George era un cittadino statunitense di colore, ucciso da un’agente di polizia, nel corso di un brutale controllo. Una volta ammanettato, un pubblico ufficiale lo ha immobilizzato a terra, mettendo il ginocchio sul collo dell’arrestato per circa otto minuti. Un video diffuso in rete mostra Floyd, ripetere fino alla fine: “Non riesco a respirare”. Poco dopo l’uomo ha perso i sensi e ha cessato di respirare. Inutili i soccorsi chiamati, una volta visto che l’uomo non si muoveva più.

Ormai sono nove giorni che in diverse città avvengono manifestazioni e scontri con la polizia che cerca di limitare o impedire le manifestazioni. In effetti, manifestazioni pacifiche antirazziste si mescolano spesso con facinorosi con il precipuo scopo di compiere disordini ed eseguire saccheggi nei negozi vicino ai quali si svolgono le manifestazioni.

Sono prossime le elezioni per in nuovo mandato presidenziale e gli episodi di razzismo divengono tavolo di scontro politico tra i candidati sfidanti del presidente Trump. In particolare, il candidato democratico Joe Biden ha affermato che «È giunto il momento per la nostra nazione di affrontare il razzismo sistemico e di far fronte alla crescente disuguaglianza economica che esiste nel nostro Paese»

Il Presidente Trump, più che affrontare il problema del razzismo che torna a dilagare negli USA, propende verso l’uso della forza per contenere i disordini: «Se i governatori di tutto il Paese non dispiegassero membri della Guardia nazionale in numero sufficiente per dominare le strade, l’esercito interverrà per risolvere rapidamente il problema. Ho il diritto di difendere il Paese».

Purtroppo, la diffusione della violenza e la difficoltà nell’arrestare gli episodi criminali sono un chiaro sintomo di perdita della speranza, affinché le cose cambino, così si preferisce arraffare quanto più vicino, in un contesto di confusione. Ma non è sempre così: tante persone, nel corso di sfilate e manifestazioni, si sono schierate a protezione delle vetrine per evitare che i manifestanti le infrangessero; ci sono anche gesti di reciproco rispetto e riconoscimento tra la polizia e i manifestanti e ci sono stati agenti che si sono uniti in preghiera in ricordo di George Floyd.

Il rischio principale per gli Stati Uniti è una ulteriore corsa alla violenza armata ed una maggiore diffusione delle armi da fuoco, la cui vendita è già libera da tempo. Non lontano dalla realtà è anche un inasprimento del conflitto armato tra i civili e la polizia, quest’ultima non sempre ben addestrata. Da tempo, ormai, indossare la divisa non è più considerato un onore, o un servizio per la collettività, ma solamente un lavoro di “ripiego”, in attesa di tempi migliori… Così, anche il ruolo delle Divisa e il livello dei valori scema sempre di più tra i fautori dell’ordine pubblico.

Germano Baldazzi

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