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7 Marzo 1965: la Chiesa rinnova le celebrazioni

Il 7 marzo 1965 è una data straordinaria per la Chiesa cattolica: entra nelle celebrazioni quotidiane della messa la lingua italiana, sia per le formule, che per le letture, ed anche per le preghiere dei fedeli. La prima celebrazione rinnovata non si svolse nella basilica di San Pietro, ma nella Chiesa parrocchiale di Ognissanti. Fu una scelta simbolica molto importante: la riforma riguardava tutta la Chiesa, ma erano i fedeli i primi a beneficiare della novità.

Il nuovo messale per le celebrazioni fu introdotto solo nel 1969, ma la strada era stata aperta e il solco era tracciato

Fu così ufficializzata e applicata la scelta conciliare di introdurre la lingua predominante del paese, nel corso delle celebrazioni religiose cattoliche.

Con la pubblicazione della Costituzione Ecumenica “Sacrosanctum Concilium” si autorizzò, quindi, l’uso della lingua italiana in diverse parti della messa. Il 4 dicembre del 1963, sotto la guida di Papa Paolo VI, la nuova Costituzione sulla Liturgia fu approvata nella Chiesa quasi all’unanimità.

All’articolo 36 della stessa, troviamo scritto:

L’uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini. Dato, però che, sia nella Messa che nell’amministrazione dei sacramenti, sia in altre parti della liturgia, non di rado l’uso della lingua nazionale può riuscire di grande utilità per il popolo, si conceda alla lingua nazionale una parte più ampia, specialmente nelle letture e nelle ammonizioni, in alcune preghiere e canti, secondo le norme fissate per i singoli casi nei capitoli seguenti”.

Sarà il primo grande passo verso l’utilizzo completo della lingua parlata nelle celebrazioni, in modo che i fedeli potranno partecipare appieno, favorendo una comprensione totale della Parola annunciata e predicata, come pure delle preghiere.

Vi è anche un altro cambiamento rilevante nelle funzioni: oggi, il prete celebra tutta la messa rivolto verso il popolo. Prima, la liturgia eucaristica, la consacrazione del pane e del vino avvenivano come fossero un rito separato, nascosto al popolo: i preti celebravano girati di spalle al popolo e pronunciavano preghiere e formule rivolgendosi da soli a Dio, pregando a bassa voce e in latino, appunto.

Con la riforma della liturgia, ora la Chiesa intera partecipa, sia alla liturgia della Parola che alla consacrazione. Una nuova comunione si stabilisce tra tutti i partecipanti. Fino a quel giorno, i fedeli che non conoscevano il latino, non potevano capire. Ma, si pensava che alle persone fosse sufficiente “assistere alla messa” pregando come meglio si potesse, quindi con il rosario o con le altre preghiere note. (24)

Con la riforma della celebrazione liturgica, si sanciva che

le azioni liturgiche non sono azioni private ma celebrazioni della Chiesa, che è «sacramento dell’unità», cioè popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei vescovi. Perciò tali azioni appartengono all’intero corpo della Chiesa, lo manifestano e lo implicano; ma i singoli membri vi sono interessati in diverso modo, secondo la diversità degli stati, degli uffici e della partecipazione effettiva”. Inoltre, prosegue il documento, “una celebrazione comunitaria caratterizzata dalla presenza e dalla partecipazione attiva dei fedeli, (…) è da preferirsi alla celebrazione individuale e quasi privata”. (27)

Lo stesso documento, poi, raccomanda una buona qualità e attenzione nella preparazione e nello svolgimento dei riti:

I riti splendano per nobile semplicità; siano trasparenti per il fatto della loro brevità e senza inutili ripetizioni; siano adattati alla capacità di comprensione dei fedeli, né abbiano bisogno, generalmente, di molte spiegazioni”. (34)

Questi cambiamenti porteranno molti sconvolgimenti nella Chiesa, ma dalla strada intrapresa non si è più tornati indietro, anzi, la traduzione dei testi sacri s’è ulteriormente aggiornata, rendendo le Scritture ancora più fruibili a tutti, sia nel linguaggio che nella conoscenza delle stesse. Oggi, chiunque può avere accesso agli strumenti e ai testi per coltivare la propria fede e la conoscenza, come anche la ricchissima storia della cristianità, nelle sue diverse realtà. Anche questa è una ricchezza per i cristiani.

Germano Baldazzi

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