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Un viaggio diverso dagli altri viaggi …

Non è un viaggio qualsiasi quello che papa Francesco compirà in Iraq dal 5 all’8 marzo prossimi. E’ una visita in tempo di pandemia. E’ un pellegrinaggio sui luoghi della Genesi. E’ un gesto di vicinanza a una comunità cristiana indebolita dalle persecuzioni e dalle partenze. E’ un incontro con i fratelli dell’altra sponda abramitica (e stavolta anche i musulmani sono divisi, in sciiti e sunniti).

Bergoglio non ha voluto rinunciare al volo, nonostante il Covid, nonostante gli episodi di violenza. Ci tiene moltissimo a un pellegrinaggio complesso, in un paese tormentato. Perché sente di non poter dire di no a chi lo attende, e perché vuole lanciare un messaggio di pace e riconciliazione tra popoli e religioni.

Come ha detto il portavoce della Sala Stampa vaticana l’obiettivo è triplice: 1) incoraggiare le comunità cristiane, 2) dare impulso al dialogo interreligioso, 3) incontrare l’Iraq stesso, paese “della sofferenza” in questi anni recenti.

All’insegna dell’ultima enciclica, della “Fratelli tutti”: “Antum juz’ minna, wa nahnu juz’ minkum”, “Voi siete una parte di noi, noi una parte di voi” dice uno dei manifesti preparati per l’occasione. “C’è tanto da ricostruire, soprattutto la fiducia nel vivere insieme”, ha scritto Andrea Riccardi. E il patriarca della Chiesa caldea (quella cioè unita a Roma), mons. Sako ha spiegato: “Basta violenza, basta guerra, basta conflitti. Il viaggio del papa in Iraq sarà un grido di fratellanza, un anelito di armonia, pace e solidarietà”.

Francesco de Palma

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