FATTI

Non spegniamo il grido di Malala e del Pakistan

Seguendo le news pakistane delle ultime settimane è facile prevedere che di ragazze coraggiose come Malala ne arriveranno molte altre. I notiziari locali hanno diffuso per giorni e giorni immagini di manifestazioni nelle scuole, negli uffici, nelle strade in tutte le città del paese, accompagnate anche da raduni più spiccatamente politici. Ovunque sono state affisse gigantografie della ragazzina che sfida i talebani e si sono moltiplicate preghiere islamiche, cristiane e indù.
Malala ha toccate le corde profonde dei giovani pakistani. Intervistati nelle scuole, i bambini e gli adolescenti rispondevano ai cronisti: “Voglio essere come Malala, lei è bella e coraggiosa e vuole studiare”. Proprio ieri un’altra giovane pakistana Hima Khan, proveniente come Malala dallo Swat, ha denunciato ripetute minacce da parte dei talebani per il suo impegno a favore dell’educazione femminile. Costretta a cambiare più volte casa, oggi si teme per la sua incolumità.
Si è anche detto che questi episodi hanno facilitato il governo nel lancio di un massiccio intervento militare contro le roccaforti talebane in Waziristan, attacco programmato e mai partito se non nelle azioni dei droni americani. Aldilà delle strategie politiche, emerge comunque un qualcosa di nuovo in un paese tristemente famoso per la violenza, il terrorismo e un sistema sociale dai tratti ancora largamente feudali. Malala, Hima, e anche la storia di Rimsha – la bambina ritardata accusata prima di blasfemia da un imam di Islamabad e poi salvata dalla denuncia di alcuni ulema contro lo stesso imam – sono tutti tasselli di un scenario in cui emerge un sentimento popolare contrario alla violenza e all’estremismo, che di fatto danneggiano soprattutto i pakistani stessi. Sale lentamente un sentimento di insofferenza verso un estremismo che uccide una figlia del Pakistan e accusa i deboli, che distrugge i palazzi, le case e la vita stessa della gente.
Ma soprattutto sale l’urgenza di mettere al centro dell’agenda politica pakistana il tema dell’educazione, principale risorsa per la crescita del “paese dei puri” e al centro dell’agenda internazionale il sostegno ad un paese da cui salgono forti domande di pace e stabilità.

Marco Peroni
Latest posts by Marco Peroni (see all)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *