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Il ceto medio è destinato a scomparire in Italia?

 Un elemento che ha caratterizzato l’Italia nella parte finale del Novecento è stata la progressiva affermazione del ceto medio, quello spazio intermedio della scala sociale collocato a metà strada fra i benestanti e gli strati più bassi. Un ceto non caratterizzato solo dal punto di vista reddituale, ma in senso più ampio da stile di vita, istruzione, consumi culturali etc., con una peculiare funzione politica e sociale.

Un interessante sondaggio recentemente pubblicato sul quotidiano "La Repubblica” segnala la rapida erosione di questa realtà, trasversale alle diverse professioni. I dati mettono a confronto il periodo pre-crisi (anno 2006) con i nostri giorni e sono molto chiari. Fra gli operai ben il 60% si considerava appartenente al ceto medio prima della crisi, mentre oggi è solo il 31% a definirsi così. Dati inferiori ma comunque significativi si registrano fra i liberi professionisti (da 70% a 59%), nel ceto impiegatizio (da 63% a 50%) e anche fra i lavoratori autonomi, che registrano un calo di oltre venti punti (da 62% a 39%).


Questa radicale diminuzione si accompagna alla forte crescita di chi ritiene di appartenere alla fascia sociale bassa: ben il 63 % fra gli operai (erano il 36% solo otto anni fa), 42% fra gli impiegati, oltre un quarto dei liberi professionisti. Impressionante la crescita della povertà fra i lavoratori autonomi, che sotto i colpi di una crisi che non accenna a finire sale dal 18 al 52 %.  

È assai significativa l’omogeneità geografica di questo cambiamento, che non coinvolge solamente il Mezzogiorno come sarebbe facile supporre in prima istanza, ma riguarda in misura quasi uguale il Centro, il Nord-Ovest ed il Nord-est. Ed è proprio quest’ultima porzione di territorio nazionale, tanto cresciuto nei decenni finali del Novecento, a registrare il calo più forte di quanti si considerano ceto-medio (dal 61 al 40 %).

Secondo il sociologo e politologo Ilvo Diamanti tale dato spiega, almeno in parte, la progressivamente scomparsa delle questioni territoriali dal dibattito pubblico. Effettivamente la Questione Meridionale e soprattutto la più recente Questione Settentrionale stanno progressivamente scomparendo dal dibattito pubblico, mentre si pone con forza una questione nazionale, quella di un impoverimento che si diffonde a macchia d’olio.

La somma della scarsa crescita che ha caratterizzato l’economia italiana fino al 2007 e della recessione dovuta alla crisi, accompagnate dalla inefficacia delle reti di protezione sociale, stanno portando ad una forte diffusione della povertà nel Paese, tanto da modificarne alcuni suoi tratti identitari che sembravano ben radicati. Appaiono quanto mai urgenti misure volte a ribaltare questo trend.
 


 





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