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Educare alla pace in un mondo globale

Lunedì scorso è stato presentato a Roma, nel quartiere Ostiense, il volume “Alla scuola della pace”, con la curatrice, Adriana Gulotta, e il vaticanista Piero Schiavazzi. 

Adriana Gulotta, da diversi anni, segue l’impegno della Comunità di Sant’Egidio verso le giovani generazioni nel campo della scolarizzazione e dell’integrazione di minori stranieri. È la coordinatrice delle Scuole della Pace a livello internazionale.
In realtà, il volume è un’opera scritta a più mani. In ogni sua parte vi è il contributo dei bambini delle Scuole della Pace di tutto il mondo.
Nella prefazione, Andrea Riccardi, parla degli inizi, della domanda che saliva da che erano sempre in strada, che abbandonavano la scuola, la scelta di fare qualcosa, la decisione di far loro scuola e il cammino fatto in quasi 50 anni di esperienza.
Il libro, infatti, esce alla vigilia del 50° anniversario della Comunità di Sant’Egidio, e ricorda l'opera di alcuni studenti liceali che decisero di dare le parole, o meglio, il linguaggio, ai bambini spesso marginali ed emarginati.
Nella presentazione Schiavazzi fa riferimento alle parole di Papa Francesco, parlando dello strappo che esisteva - ma esiste ancora - nella società tra ricchi e poveri, affermando che “non si esce dalla guerra mondiale a pezzi se non con un’opera sartoriale di ricucitura, ritessendo i legami sociali ed affettivi. La Scuola della Pace è un modo per ritessere i legami e stare insieme”.
Adriana Gulotta spiega che la Scuola, oltre ad essere totalmente gratuita come lo era quella di don Milani, è uno strumento flessibile: si adatta alle situazioni dei diversi paesi in cui è aperta, ed è gestita da ragazzi del luogo. E' il metodo dell’amicizia, conoscere l’altro come amico e non come un nemico. Chi fa la scuola non è un maestro, operatore, ma un amico, un amico più grande. 
Al termine della presentazione c’è stato lo spazio per una testimonianza commovente, quella di Francisco, della Comunità di Sant’Egidio del Salvador, grande amico di William Quijano, un giovane della Comunità che aveva preso molto a cuore la vita dei bambini con la Scuola per la Pace. William aveva il sogno di strappare i bambini alla povertà e alla dura realtà delle maras, era divenuto come un padre per tanti bambini, fino a quando, nel 2009, è  stato succiso dalle bande criminali perché sottraeva bambini ai loro traffici.
Al termine del volume gli autori hanno gettato uno sguardo sulle nuove generazioni e sulla tentazione del nichilismo, su una vita vuota, che non trova offerte o proposte personali, che li coinvolgano.
Il libro si conclude con la speranza e una proposta: nel deserto emotivo che è la vita di tanti ragazzi, la tenerezza per un piccolo o un debole diviene un elemento che sconvolge modi di vita e abitudini, aprendo la strada all’empatia. Se il giovane marginale scopre così di essere importante per qualcuno, tale nuovo sentimento ribalta il suo modo di guardare l’altro.

Germano Baldazzi

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