Imprenditori stranieri a Roma, un patrimonio da valorizzare

Mentre l’ISTAT pubblicava i dati relativi alla presenza in italia degli stranieri non comunitari regolarmente soggiornanti in italia al 1 gennaio 2011, rivelando che sono più di 3 milioni e mezzo, con una crescita del 35% in tre anni, è risultato molto interessante il dibattito che si è svolto a Roma e che ha rivelato un’altra crescita molto significativa e ricca di potenzialità per il nostro sviluppo economico. Il titolo dell’incontro organizzato dall’Associazione Roma: “Una marcia in più. Il valore degli imprenditori stranieri a Roma” è molto esplicativo di una realtà che ha visto nell’ultimo anno crescere in Italia il numero di imprese gestite da stranieri del +5,7%. Nello stesso periodo le imprese gestite da italiani sono invece calate dell’1,4%. Di pari passo l’aumento degli imprenditori stranieri, che dal 2006 hanno segnato un aumento del 38,6% , soprattutto a Roma, Milano e Torino mentre gli imprenditori italiani sono calati del 6,6%. Le imprese straniere risultano a Roma più dinamiche e più giovani, come risulta dai dati elaborati dalla camera di commercio che vedono Il numero delle imprese crescere in due anni del 22.3%, con i titolari  d’impresa under 30 pari all’11% del totale, mentre gli italiani titolari under 30 rappresentano solo il 5,4%. Da notare che gli stranieri residenti nella provincia di Roma secondo i dati istat sono 442.818 e rappresentano il 9,7% degli stranieri residenti in Italia.
E’ questo un fenomeno che sta acquistando una rilevanza sempre maggiore in tutta Italia ed in particolare per il sistema socio-economico romano, come dimostrano in
maniera evidente i dati Istat e Unioncamere e che può rappresentare un contributo decisivo per rendere più competitiva l’economia romana e superare la crisi.
Al dibattito è intervenuto il Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti che ha sottolineato come sia “ora di superare la stagione della paura e cominciare a
considerare gli stranieri un eccezionale fattore di sviluppo”. Sulla stessa linea la Presidente dell’associazione Vocazione Roma Elisabetta Maggini che ha proposto di provare “a pensare a un nuovo modello d’integrazione” partendo dal lavoro “perché è soprattutto nel lavoro che si creano i legami e cadono tabù”. E’ invece di Paolo Morozzo della Rocca della Comunità di Sant’Egidio e docente di Diritto dell’immigrazione, l’invito al rilancio sulla necessità di creare nuove alleanze intergenerazionali, tra i giovani immigrati da una parte e gli anziani e le famiglie dall’altra e tra i soggetti del cambiamento, come per esempio tra il terzo settore e gli stranieri. Marco Buemi dell’UNAR della Presidenza del Consiglio de Ministri ha invece inventato e promosso uno strumento di recruitment che ha innescato un processo virtuoso per agevolare l’incontro tra aziende e lavoratori spesso altamente qualificati, con un’attenzione particolare alle categorie di soggetti svantaggiati, diversamente abili e stranieri. Indra Perera di Cna World ha proposto specifici accordi tra istituzioni e sistema bancario per agevolazioni al credito, mentre l’urbanista Francesco Karrer ha illustrato il progetto di Vocazione Roma per un polo-expo destinato a valorizzare la vocazione internazionale di Roma, un vero e proprio hub delle aziende che non battono bandiera italiana.
Non sono mancate le testimonianze dei protagonisti della crescita imprenditoriale della capitale, gli imprenditori stranieri che hanno costruito a Roma la loro
azienda. Come quella di due donne, Lana Kaplanovic, serba, che ha fondato il progetto MyWorker.it, una società e un portale web di domanda offerta di lavoro per immigrati e Aida Ben Janne, Tunisia, con la sua impresa di autoricambi auto. Due imprenditrici che, con la loro intelligenza ed energia, hanno dato una dimostrazione concreta di quanto l’imprenditoria straniera possa dare alla nostra città. La discussione è stata moderata dalla giornalista de “La Stampa” Francesca Paci”.

Marco Peroni
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