Razzismo e discriminazione. L’Europa condanna l’Italia in tre mosse.

Sono almeno tre le bacchettate dell’Europa all’Italia per i fenomeni di razzismo e di discriminazione xenofoba. 
La prima viene dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, che rappresenta i governi dei 47 Stati membri e che ha espresso “profonda preoccupazione per l’aumento del razzismo contro gli zingari”. Nella dichiarazione adottata il 2 febbraio 2012, il Comitato dei ministri invita ad astenersi “dal ricorrere alla retorica anti-rom, in particolare durante le campagne elettorali”, e a “condannare con forza, rapidamente e pubblicamente, tutti gli atti di violenza razzista contro” di loro, “comprese minacce, intimidazioni, e istigazioni all’odio”. Il documento mette in guardia dal trattare i rom come “facili bersagli e capri espiatori” e chiede di condurre “indagini rapide ed efficaci su tutti i crimini commessi contro i rom”, identificando “eventuali motivazioni razziste per tali atti, cosicché i colpevoli non restino impuniti e venga evitata un’escalation di tensioni etniche”.
La seconda bacchettata viene dal rapporto dell’ECRI (Commissione Europea contro il razzismo e l’intolleranza) da poco pubblicato. Nel rapporto si esprime profonda preoccupazione per i fenomeni di razzismo e di discriminazione che perdurano nel nostro paese e si denuncia particolarmente il linguaggio razzista e xenofobo utilizzato in politica nel nostro paese. Rispetto al precedente rapporto del 2006 vengono però riconosciuti al nostro paese numerosi progressi, fra cui il rafforzamento della legislazione contro la discriminazione e dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), le iniziative di alcuni comuni per l’inclusione di rom e bambini stranieri e altre positive iniziative anti discriminazione come quella del codice di condotta adottato dalla Federazione nazionale della stampa italiana e dall’Ordine dei Giornalisti (la “Carta di Roma”), per riportare i fatti relativi a richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta  e migranti con la massima obiettività.   
Il rapporto però condanna l’Italia anche per aver violato l’articolo 31 della Carta Sociale Europea sul diritto all’alloggio per Rom e senza tetto. L’Italia non avrebbe garantito il diritto all’abitare secondo requisiti di dignità, sicurezza, igiene, salubrità. La violazione di tali requisiti compromette, sostiene l’ECRI, il diritto alla vita. Oltre a ripetere le condanne all’Italia per il trattamento dei Rom e la loro esclusione sociale, il Rapporto 2011 evidenzia come siano in netta diminuzione le opportunità alloggiative dignitose offerte alle persone senza dimora in Italia e che rifugi e dormitori dovrebbero essere dei luoghi di stanziamento temporaneo, che devono corrispondere agli standard di sicurezza e igiene. In particolare, l’Italia è accusata di aver violato il comma 2 dell’articolo 31 per non aver predisposto servizi adeguati per gli homeless, giudicando insufficienti quelli esistenti, ma anche per aver condotto senza programmazione e con violenza lesiva della dignità umana le azioni di sgombero dei Rom verificatesi negli anni scorsi in virtù del “patto per la sicurezza”.
Infine la terza bacchettata, questa volta con condanna a risarcire le vittime, viene dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo che ha condannato l’Italia per i respingimenti verso la Libia dando ragione ad un ricorso di alcuni “respinti”, riscontrando in particolare la violazione dell’articolo 3 della Convenzione sui diritti umani, quello sui trattamenti degradanti e la tortura, e stabilendo che l’Italia ha violato il divieto alle espulsioni collettive, oltre al diritto effettivo per le vittime di fare ricorso presso i tribunali italiani. L’Italia pagherà come risarcimento a 22 vittime di tali respingimenti, 15 mila euro più le spese.


Link: Rapporto ECRI

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