Shahbaz Bhatti, ricordato a Roma, nella basilica di San Bartolomeo


Shahbaz Bhatti, ministro per le minoranze del Pakistan è stato ucciso un anno fa. La comunità di Sant’Egidio lo ha ricordato con una veglia di preghiera in collaborazione con l’Associazione dei Pakistani Cristiani in Italia. 
La cerimonia si è svolta nella Basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina, luogo memoriale dei martiri e testimoni della fede voluto da Giovanni Paolo II, che dallo scorso 5 aprile conserva la Bibbia personale di Shahbaz Bhatti.
Ministro cattolico pakistano per le Minoranze religiose, Bhatti era fortemente impegnato per la difesa delle minoranze e per la revisione della Legge sulla blasfemia. La sua storia è stata particolarmente nota dopo che ha chiesto la liberazione di Asia Bibi, la donna cristiana madre di cinque figli condannata a morte in nome di questa norma. Dopo aver ricevuto diverse minacce di morte se non avesse desistito dal suo impegno, il 2 marzo 2011 è stato ucciso con 30 colpi di arma da fuoco. Particolarmente significativo un suo scritto, vero e proprio testamento spirituale del ministro pakistano:”Mi sono state proposte alte cariche al governo e mi è stato chiesto di abbandonare la mia battaglia ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita”. La mia risposta “è sempre stata la stessa: ‘No, io voglio servire Gesù da uomo comune’. Questa devozione mi rende felice. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù”. “che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora – in questo mio sforzo e in questa mia battaglia per aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan – Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita”. “Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo Paese. Molte volte gli estremisti hanno cercato di uccidermi e di imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia”. Gli estremisti, racconta Bhatti, “qualche anno fa, hanno persino chiesto ai miei genitori, a mia madre e mio padre, di dissuadermi dal continuare la mia missione in aiuto dei cristiani e dei bisognosi, altrimenti mi avrebbero perso. Ma mio padre mi ha sempre incoraggiato”. Io, conclude, “ dico che, finché avrò vita, fino all’ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri”.

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