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Natalità: la crisi economica fa più danni delle guerre

Nel 2013 sono nati in Italia 514.308
bambini: nella storia del Paese non c’era mai stato un livello di una natalità così basso, neanche durante
le guerre mondiali. È un dato impressionante, se si tiene conto dell’aumento
della popolazione registrato nel corso degli anni, dei progressi della medicina
e del contributo degli immigrati residenti. La causa fondamentale è la crisi
economica: rispetto ai 576.659 nati del 2008, primo anno della crisi, il calo registrato
nel 2013 è stato di oltre 62 mila bambini. Il Paese sembra essere consapevole. Secondo un recente studio del Censis, per
l’83% degli italiani la crisi rende più difficile la scelta di avere un figlio.
E la percentuale supera il 90% tra i giovani fino a 34 anni, cioè le persone
che subiscono maggiormente l’impatto della crisi e allo stesso tempo sono
maggiormente coinvolte nella decisione della procreazione.
Tra coloro che hanno figli, la
metà ne ha 2, che è il numero medio di figli a cui si tende. Tuttavia tra chi
ha meno di 35 anni la quota di genitori si ferma al 29,8%, confermando la
tendenza a spostare in avanti nel tempo la scelta della procreazione.
L’inclinazione a posticipare l’esperienza della genitorialità è confermata
dalle statistiche ufficiali. Secondo l’Istat l’età media delle madri nel 1995
era pari a 29,8 anni e nel 2011 è cresciuta sino a 31,4 anni. Il Censis segnala
le opinioni in merito a quale sia l’età a partire dalla quale una donna
dovrebbe iniziare a preoccuparsi di non avere ancora figli: per il 46% degli
intervistati (che superano il 50% nel caso dei laureati) ci si dovrebbe
preoccupare non prima di 35 anni, testimoniando quanto sia ben presente
nell’immaginario collettivo degli italiani l’aumento dell’età media delle
neo-mamme.      
In questo scenario è
particolarmente preoccupante l’insufficienza di politiche pubbliche a sostegno
della famiglia. Il 61% degli italiani è convinto che le coppie sarebbero più
propense ad avere figli se migliorassero gli interventi pubblici. Sgravi
fiscali e aiuti economici diretti sono le principali richieste (71%), il 67%
segnala l’esigenza di potenziare gli asili nido, il 56% fa riferimento ad aiuti
pubblici per sostenere i costi per l’educazione dei figli (rette scolastiche,
servizi di mensa o di trasporto).

La diminuzione delle nascite è un
fenomeno di lungo periodo in Italia, come del resto in tutti gli Stati sviluppati,
ma l’impatto della crisi economica sta portando a conseguenze difficili da immaginare
fino a poco tempo fa. “Il senso morale di una società si misura su ciò che fa
per i suoi bambini” affermava Dietrich Bonhoeffer, teologo tedesco che si
oppose con forza al nazismo. Riuscirà  il
nostro Paese offrire un sostegno efficace alle famiglie, pur nelle ristrettezze
del bilancio pubblico?  

Filippo Sbrana

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