Aleppo città dimenticata

Aleppo – La situazione
in Siria ed in particolare ad Aleppo non sembra migliorare, al contrario si continua a sparare anche
con armi pesanti. La settimana scorsa, per esempio, la sede del Patriarcato
Armeno Cattolico è stata nuovamente presa di mira dai ribelli, che l’hanno
colpita addirittura con due colpi di mortaio. Quest’ultimo attacco ha provocato
così tanti danni da costringere gli armeni a chiudere la cattedrale per motivi
di sicurezza.

Ma l’escalation di
violenza ad Aleppo non si è arrestata qui: lo scorso 27 febbraio un nuovo
bombardamento ha colpito il quartiere limitrofo al Patriarcato Armeno
Cattolico, provocando ulteriori danni e soprattutto ulteriori vittime, soprattutto fra donne e bambini.
Non solo, oltre a
questi attacchi “
pesanti”, la popolazione di questi quartieri, spesso a maggioranza
cristiana, è presa quasi quotidianamente di mira dai cecchini. Tre settimana fa per esempio, Nour Aslo, una ragazza di appena 25 anni, è stata uccisa proprio da un cecchino con un colpo in pieno petto. Nour Aslo era nota nella comunità armena per la sua generosità e per il suo
impegno nel soccorrere i tanti bisognosi.

La popolazione di Aleppo,
sia musulmana che cristiana, è 
ormai allo stremo in una
città in rovina dove sono troppi i palazzi, le case, le chiese, ma anche le moschee, distrutti o inagibili. L’acqua corrente è un miraggio di
pochi per non parlare dell’energia elettrica che è garantita solo per alcune
ore al giorno. Una situazione al collasso e che non vede soluzioni
possibili.

Eppure il
mondo sembra impotente di fronte alla situazione ed è come si fosse dimenticato della Siria e di Aleppo, nonostante la sua storia millenaria che ha visto per lungo tempo convivere in pace tradizioni e religioni diverse. Come salvare Aleppo ? Con l’hashtag 
 #savealeppo, Andrea Riccardi e la Comunità di Sant’Egidio hanno da qualche tempo lanciato un appello sottoscritto da numerose personalità e gente comune per spingere la comunità internazionale a favorire la creazione di corridoi umanitari e provvedere al rifornimento dei civili, una sorta di “Aleppo città aperta”.  Quanto
ancora potrà resistere questa città e ancora di più le minoranze religiose in uno scenario così
precario e difficile senza l’intervento dei grandi del mondo?

Diego Romeo

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