Papa Francesco ai genovesi: “La risposta di Dio al nostro dolore è una vicinanza. Non perdete la speranza, non lasciatevela rubare!”

Un anno fa la tragedia del ponte Morandi. Papa Francesco ha voluto scrivere a Genova in questo anniversario, esprimendo la sua vicinanza personale e insieme riflettendo sulla forza del male.
Le sue parole aiutano a guardare alla sofferenza di tanti in questo mondo “grande e terribile”, al mistero della sconfitta dei giusti e dell’arroganza dei prepotenti, in una parola al “peso della croce” (messaggio ai poveri e ai malati in chiusura del Vaticano II).

“Cari fratelli e sorelle, cari amici. È passato quasi un anno dal crollo del Ponte Morandi che ha provocato la morte di 43 persone. […] Voglio dirvi che non vi ho dimenticato, che ho pregato e prego per le vittime, per i loro familiari, per i feriti, per gli sfollati, per voi tutti, per Genova. […] Io non ho risposte preconfezionate da darvi, perché di fronte a certe situazioni le nostre povere parole umane risultano inadeguate. Non ho risposte, perché dopo queste tragedie c’è da piangere, rimanere in silenzio, interrogarci sulla ragione della fragilità di ciò che costruiamo, e c’è soprattutto da pregare. Ho però un messaggio che sgorga dal mio cuore di padre e di fratello, e che vorrei trasmettervi. […] Oggi voglio dirvi una cosa innanzitutto: sappiate che non siete soli. Sappiate che non siete mai soli. Sappiate che Dio nostro Padre ha risposto al nostro grido e alla nostra domanda non con parole, ma con una presenza che ci accompagna, quella di Suo Figlio. Gesù è passato prima di noi attraverso la sofferenza e la morte. Lui ha preso su di sé tutte le nostre sofferenze. È stato disprezzato, umiliato, percosso, inchiodato sulla croce e barbaramente ucciso. La risposta di Dio al nostro dolore è stata una vicinanza, una presenza che ci accompagna, che non ci lascia soli. Gesù si è fatto uguale a noi e per questo noi lo abbiamo accanto, a piangere con noi nei momenti più difficili delle nostre vite. Guardiamo a Lui, affidiamo a Lui le nostre domande, il nostro dolore, la nostra rabbia. Ma vorrei anche dirvi che Gesù sulla croce non era solo. […]  Quanto più siamo coscienti della nostra debolezza, della precarietà della nostra condizione umana, tanto più riscopriamo la bellezza delle relazioni umane, dei legami che ci uniscono, come famiglie, comunità, società civile. So che voi genovesi siete capaci di grandi gesti di solidarietà, so che vi rimboccate le maniche, che non vi arrendete, che sapete stare al fianco di chi ha più bisogno. So che anche dopo una grande tragedia che ha ferito le vostre famiglie e la vostra città, avete saputo reagire, rialzarvi, guardare avanti. Non perdete la speranza, non lasciatevela rubare! Continuate a stare al fianco di coloro che sono stati più colpiti. Prego per voi e voi, per favore, non dimenticatevi di pregare per me”.
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