Il “potere forte” di Greta

Quando alle manifestazioni c’era qualche ragazzino che spaccava le vetrine dei negozi, i giovani erano tutti una massa di nichilisti. Ora nemmeno vanno bene, perché sprovveduti e manipolati. 

Ma quanto adulto inacidito devi essere per non vedere il vero potere forte che c’è dietro Greta Thunberg? Il suo “potere forte” è quel suo genuino talento che ha reso credibile e popolare – come nessuno prima di lei – la preoccupazione per un destino comune. Greta ha già vinto. Centinaia di migliaia di ragazzi la seguono, mentre miliardi di cannucce e bottigliette di plastica non sono più state prodotte nell’ultimo semestre, perché milioni di persone hanno iniziato a rifiutarne l’uso. Alcune delle più grandi aziende mondiali stanno rinunciando realmente al polietilene, alle emissioni inquinanti e iniziano a ravvicinare la distribuzione ai centri produttivi. 
Certo, il “climate strike” di sicuro non risolverà la crisi ambientale nel breve periodo. Il tasso di anidride carbonica nell’aria non cambierà ancora per chissà quanto tempo, ma potremo cambiare noi. È un’occasione per tutti. Anche per chi, come me, fino a ieri non distingueva un porta ombrelli da un cestino della spazzatura. Greta ha già vinto, ora tocca a noi. Tocca a me.
I cambiamenti sociali nascono proprio così: con dei ragazzi che scendono in una piazza, guardandosi negli occhi e la sensazione di poter fare qualcosa di grande, come far maturare nelle nostre società una consapevole e reale inquietudine, che ignoravamo, di protezione del mondo. E quindi un senso di responsabilità.
E allora minimizzare questa sedicenne a pedina di genitori hippie, stigmatizzarla come adolescente con disturbi comportamentali o cassandra del “moriremo tutti”, è una reazione che si oppone alla possibilità di un cambiamento. 

Paolo Mancinelli
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