Lavoro … in sicurezza

Si parla tanto di sicurezza sui luoghi di lavoro, molti passi avanti sono stati fatti grazie alle pressioni fatte dai sindacati, leggi discusse ed approvate in Parlamento in modo da sancire il diritto alla sicurezza dei lavoratori nei diversi settori.
Purtroppo, nonostante le leggi e le pratiche introdotte, si registrano ancora numerose vittime sui luoghi di lavoro, o “in itinere”, cioè sul percorso verso il posto di lavoro.
I nuovi dati resi noti dall’Osservatorio dell’INAIL dicono che nei primi nove mesi dell’anno, gli incidenti mortali registrati sui luoghi di lavoro siano più di 700. Ed è un dato in crescita.
Parliamo di 1.018 vittime sul lavoro, dato superiore del 10% rispetto a quello registrato nel 2016. 

Il giudice della Corte di Cassazione Bruno Giordano, specializzato in sicurezza sui luoghi di lavoro, intervistato dai quotidiani nazionali in merito agli ultimi dati resi noti, commenta così: “Facciamo un esempio. Se in Italia la mafia ferisse una persona ogni 50 secondi e ne uccidesse 3 al giorno, secondo lei, che accadrebbe? Io immagino migliaia di militari per le strade e tanto altro. E invece per i morti sul lavoro, niente, pare che l’argomento non sconvolga nessuno… gli infortuni ogni anno vanno dai 650mila ai 700mila. Valgono il 2,6% del nostro PIL. Sono più o meno come 4 leggi finanziarie, eppure la politica lo tollera”.
Nel proseguire l’intervista, ipotizza anche i motivi di una simile “strage silenziosa”: “I controlli, è vero, ci sono, ma sono diminuiti: i controllori – gli ispettori delle Asl – si sono dimezzati in dieci anni, chi è andato in pensione non è stato sostituito, non c’è stata formazione specifica”.
Eppure, i settori da controllare e garantire sono molti: cantieri, gastronomie, officine, cucine, fabbriche, campi agricoli…
Nei controlli effettuati, s’è registrata una percentuale molto alta di irregolarità: ben l’86% del campione risulta irregolare, in qualche aspetto della sicurezza. Ma, spesso, oltre ai datori di lavoro, sono gli stessi lavoratori a chiudere un occhio e a non denunciare l’irregolarità delle norme di sicurezza, per paura di perdere il posto di lavoro, nel caso in cui la ditta chiudesse o fosse limitata nella produzione.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rilasciato dichiarazioni inequivocabili, in merito: “La sicurezza sui luoghi di lavoro è una priorità sociale ed è uno dei fattori più rilevanti per la qualità della nostra convivenza…”
Sulla stessa lunghezza d’onda si sono espressi i sindacati e il governo, nella persona del Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo. La ministra ha scritto per la Giornata Nazionale per le vittime sui luoghi di lavoro: “Gli incidenti sul lavoro e le vittime sono una ferita da sanare al più presto. È il primo impegno che ho preso da ministro e con l’aiuto di tutti intendo portarlo a termine”.
Da più parti si alza la denuncia che i controlli siano effettivamente scarsi per il numero di lavoratori che svolgono le proprie attività in condizioni più a rischio.
Con il Decreto Legge n.81/2001, recentemente aggiornato, in merito s’era scritta una pagina nuova: si parlava non più dei costi di pratiche da attuare perché il lavoratore possa svolgere la propria attività in sicurezza, ma, invece, quanto sia il costo per la società e per le imprese che dovranno poi risarcire o assistere le vittime di infortuni, impiegando lavoratori senza le adeguate norme di sicurezza.
In questa direzione, s’è adottato il sistema “SGSL”, acronimo di “Sistema di gestione della sicurezza sul lavoro”, un sistema organizzativo aziendale finalizzato a garantire gli obiettivi di salute e sicurezza, massimizzando i benefici e minimizzando al contempo i costi derivati da infortuni non evitati.
Purtroppo c’è ancora molto lavoro da fare anche in questo settore, ma i recenti interventi in questo senso operate dalle massime cariche istituzionali si auspica siano uno sprone per valutare i costi-benefici nell’investire per la sicurezza sui posti di lavoro.

Germano Baldazzi
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