Un’Africa “globale” …

E’ un’Africa vitale, dinamica e fuori dagli stereotipi quella che Mario Giro, già viceministro degli Esteri e lungamente vicino al continente negli anni passati ad occuparsi della sezione “Pace” della Comunità di Sant’Egidio, descrive ed analizza in “Global Africa” (Guerini e Associati). 

Il primo continente, quello in cui il genere ’homo’ ha mosso i suoi primi passi, è visto da qui come un contenitore di problemi, povertà, guerre, epidemie e – orrore tra gli orrori – migrazioni: “Gli europei guardano il continente nero come a una minaccia per la loro tranquillità”.
Eppure anche questa, come tutte le percezioni, va misurata con la realtà. E la realtà – Giro ce lo spiega bene – è molto più complessa di ogni semplificazione, tanto più sfumata di ogni caricatura. 
L’Africa “global” di cui parla l’ex viceministro degli Esteri è un’Africa diversa rispetto a quella postcoloniale: “L’Africa è cambiata e non ce ne siamo accorti. Reagisce come tutti alla globalizzazione e alle sue conseguenze”. E’ un continente in cui emergono nuovi ceti sociali, che aspirano a un livello di vita paragonabile a quello delle nazioni più sviluppate. In cui i giovani cercano il proprio spazio, nel quadro di una “rivoluzione dell’io”, di un’affermazione di sé, che li distanzia dai tratti tradizionale della cultura africana e li avvicina ai giovani di tutto il mondo (“Non sono interessati all’identità africana, al meticciato culturale e filosofico e al recupero di una storia mitizzata. Si confrontano con gli altri giovani del mondo globalizzato e scoprono di avere gli stessi gusti”). In cui nuovi predicatori di prosperità, di purezza, di identitarismo mescolano le loro parole a messaggi superstiziosi capaci di passare indenni dalla preistoria alla postmodernità (“Nel cuore di tale cambiamento d’epoca si affermano le figure ambigue di nuovi ‘profeti’ che indicano una strada tra due mondi: il vecchio che muore e il prossimo che è già nato”). In cui l’urbanizzazione e la rivoluzione delle comunicazioni determinano un cambiamento antropologico radicale e velocissimo, gettando centinaia di milioni di persone nel mare burrascoso della globalizzazione, dicendo loro di imparare a nuotare, e alla svelta.
E’ avvincente inoltrarsi in questo continente inesplorato. Come un nuovo Livingstone, Giro ci svela la fisionomia di un mondo di cui credevamo di sapere tutto e che invece si rivela tanto lontano dai clichés quanto vicino a noi. Un mondo di uomini e donne desiderosi di mettersi in gioco, “comunitari ed individualisti allo stesso tempo”, che “proseguono il loro dolente cammino di speranza, superando in silenzio ogni avversità”. 
E’ un mondo non da esorcizzare, ma da conoscere. Per questo – per chi è di Roma in particolare – la presentazione del libro, che avverrà domani, 17 ottobre, alla libreria  Feltrinelli di via Appia Nuova 427 (ore 18) è un appuntamento da non mancare.

Francesco De Palma
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