L’aquila ferita. Il terremoto in Albania.

La vulgata dice che la faglia balcanica si mette in agitazione ogni 40 anni circa.
In effetti nel 1979, esattamente quattro decenni fa, si assistette ad un suo risveglio piuttosto brusco che fece un bel po’ di danni, soprattutto nell’Albania del Nord.
Che questa terra ogni tanto tremi non è una novità.
I più anziani lo sanno bene e, con un’aria disincantata, si mettono a ridere quando vedono qualche “pivello” terrorizzato dalle lievi scosse che, ogni tanto, si verificano da queste parti.
“Ma cosa temi? Tanto, prima o poi, tocca a tutti andare al Padreterno!”. Così capitò al sottoscritto sentirsi dire, qualche anno fa, da un anziano burlone di Elbasan (Albania centrale), quando un flebile sommovimento del terreno (uno dei tanti) lo fece sbiancare in volto.
Da queste parti è facile mostrarsi sprezzanti con la vita. E’ sicuramente una forma di difesa verso la paura. Verso quella sensazione di sgomento che prende di fronte a ciò che non si può dominare e prevedere, come il terremoto.
Questa volta però non è stata una “scossetta” qualsiasi.
Già a fine settembre ci furono le prime avvisaglie su qualcosa che si stava muovendo nelle viscere dell’Albania.
Un sisma di magnitudo 5,4 fece tremare, come non accadeva da tanto tempo, l’area più densamente popolata del Paese  delle Aquile, quella che va dalla costa attorno a Durazzo, fino alla capitale Tirana.
Sembrava che il peggio fosse passato ma, purtroppo, ieri mattina, alle ore 03.54, una nuova forte scossa di terremoto di magnitudo 6,4, praticamente con lo stesso epicentro della precedente (nei pressi di Durazzo), ha nuovamente colpito il Paese.
Altre due scosse di magnitudo 5,3 e 5,4 si sono verificate fino alle 08.00 di mattina.
In realtà la terra, da quel momento, non ha mai smesso di tremare; continue scosse di assestamento si sono succedute fino a poco fa, quando ce ne è stata una abbastanza forte di magnitudo 5,6 .
Le città più colpite sono Durazzo e Thumane, dove ci sono stati numerosi danneggiamenti di edifici e crolli di palazzi.
Danni si sono verificati anche nelle città di Kruje, Lezhe, Scutari, Lac, Lushnje e Fier.
L’intera città di Durazzo, ieri, è rimasta completamente senza elettricità.
Il bilancio, purtroppo ancora provvisorio, parla di 31 morti e oltre 650 feriti.
La gente è spaventata e, anche a Tirana, la notte non vuole dormire in casa. Si arrangia nelle auto, o in altre collocazioni provvisorie, come la tendopoli di emergenza allestita nello stadio di Durazzo.
Chi può si rifugia spostandosi nelle località lontane dal sisma oppure all’estero, magari in qualche albergo di Prizren (cittadina del Kossovo ai confini con l’Albania), raggiungibile da Tirana in due ore di macchina. 
Gli albergatori di Prizren hanno spontaneamente stabilito tariffe a metà prezzo per chi fugge dal terremoto. Si sono assistite a numerose manifestazioni di solidarietà, da parte dei negozianti del piccolo centro kosovaro, verso i fratelli albanesi colpiti dal sisma e lì rifugiatisi: molti hanno potuto fare la spesa senza pagare nulla. 
Attualmente Tirana vive un certo caos: la gente si riversa nelle strade e c’è un grande traffico automobilistico, più intenso di quello che normalmente affligge la Capitale.
Il governo ha disposto la chiusura totale delle scuole di ogni ordine e grado.
Alcuni licei di Tirana si sono attivati per raccogliere generi di prima necessità per le popolazioni colpite dal sisma.
Si sta inoltre muovendo la macchina degli aiuti sia governativi, sia internazionali, come la Protezione Civile Italiana e l’esercito del Kosovo.
Questa è la breve cronaca di due giorni difficili per il nostro vicino di casa aldilà del Mar Adriatico.
Francesco Casarelli
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