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Petrunya: ovvero la forza delle donne. Una breve riflessione sul film di Teona Strugar Mitevska.

Petrunya è una donna che vive in una piccola città della Macedonia del Nord.

E’ abbastanza giovane (circa trent’anni) ed è colta (ha una laurea in storia).

E’ anche bella, ma non secondo i canoni estetici, fatti di misure e proporzioni, che tanto piacciono agli uomini del nostro tempo.

Petrunya, come tante persone del suo paese, è disoccupata, conduce un’esistenza anonima e un po’ triste, nella casa dei suoi genitori, con una madre dalla quale non si sente né compresa né apprezzata.

La vita di Petrunya sembra scorrere senza grandi emozioni, quando ad un certo punto accade qualcosa.

Una scelta istintiva della donna fatta con impeto, nel contesto di una processione, infrange una regola non scritta (e quindi senza un chiaro fondamento dottrinale) di un’antica tradizione della religiosità popolare dei paesi dove è presente la Chiesa Ortodossa.

Quel gesto della donna, apparentemente innocuo, ma profondamente controcorrente, farà emergere e metterà in crisi una cultura costruita su stupidi dis-valori patriarcali e maschilisti.

Da qui parte e si sviluppa il film della regista Teona Strugar Mitevska, 45 anni, originaria di Skopje, la quale, prendendo spunto da una storia vera, ci consegna un ritratto di donna ribelle e anticonformista, una donna che non abbassa il capo di fronte all’arroganza maschile, una donna che rifiuta di farsi piegare, all’interno di un ordine naturale delle cose deciso dagli uomini, alla cieca obbedienza del “si è sempre fatto così”.

E’ un film raffinato che, partendo da un piccolo fatto di cronaca di una periferia balcanica, fa riflettere su quanto ancora la mentalità patriarcale e maschilista, impregni, sia in modo palese, sia in modo subdolo (ma non meno pericoloso), la nostra cultura e le nostre società.

Nel film viene ben descritta la disobbedienza di Petrunya. Una forma di resistenza che scatena, in modo estremamente volgare, i peggiori istinti sessisti degli uomini che si sentono attaccati e messi in crisi, nel loro ruolo di potere, dall’agito della donna .

Attaccare una donna facendo riferimento o al suo aspetto fisico, o alle sue presunte scelte o gusti sessuali, è quanto di più becero e banale possa esistere. Rivela tutta la miseria e la debolezza di un mondo maschile impaurito dalle donne.

E’ interessante osservare che questi bassi istinti verbali contro le donne che si ribellano a ciò che ritengono ingiusto, si ripetono in modo tragico anche nei nostri contesti e spesso i social network sono la vetrina dove vengono esibiti (solo per fare un esempio si ricorda la gragnuola di insulti subiti dalla “capitana” Carola Rakete per la sua ostinata scelta di far sbarcare i migranti da lei salvati e presenti sulla sua nave).

E’ un film molto bello, che induce ad un pensiero profondo circa l’assurdità di una cultura fondata su ancestrali rapporti di potere tribali e maschilisti.

Si esce dalla sala cinematografica, con l’idea che le donne sono la vera forza di trasformazione della società.

Un mondo migliore sarà sicuramente al femminile.

Petrunya docet.

                                                                                                                                 Francesco Casarelli

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