Ancora sulle “sardine”; secondo Erri De Luca, Giuseppe De Rita, Luca Ricolfi, Marco Bascetta …

Su questo stesso blog, non molti giorni fa, si era richiamata l’analisi che Massimo Recalcati faceva a proposito dei movimenti giovanili del nostro tempo e in particolare di quello delle “sardine”, letto positivamente perché, concludeva lo psicanalista, “valorizzano la politica, fanno riferimento all’istanza della politica come istanza che deve trasformare il mondo”. 

Le “sardine” – che si avviano a celebrare domani, sabato, la prima manifestazione nazionale, a Roma, a p.za S. Giovanni, un test di rilievo per valutare l’ampiezza di qualcosa che si è misurato sin’ora sempre su scala locale – sono state l’oggetto di numerosi altri interventi nei giorni scorsi. 
Alcuni di questi prendevano spunto dalle interviste concesse da uno dei loro leader, Mattia Santori; altri si concentravano sull’appuntamento di Roma.
Un tono più complessivo hanno avuto quattro riflessioni che ci piace citare, quelle di Erri De Luca, di Giuseppe De Rita, di Luca Ricolfi e di Marco Bascetta.
Secondo De Luca, dal momento che “la democrazia è fragile e rischia continuamente di precipitare”, che “una democrazia può anche suicidarsi, come accaduto in altri paesi”, qualsiasi dinamica che contribuisca a rianimarla e rinforzarla è la benvenuta: “Ed è quello che sta accadendo con le sardine”, ha chiosato.
De Rita, invece, ha avuto un approccio più problematico. Il sociologo stenta a intravedere una vera novità in un movimento che “non ha slogan” e che quindi rischia di essere l’espressione di una stagione senza grande futuro: “Se è così non so se potrà essere un fenomeno di ampio respiro. Suscita indiscutibilmente simpatia, ma non basta che una piazza cambi colore o simbolo – prima l’arancione, poi la sagoma di un pesce – per farsi davvero novità”, ovvero per  affrontare alla radice quell’incertezza che il Censis legge come cifra dell’Italia del 2019. 
Anche Ricolfi è perplesso sul presente e sul futuro dell’onda messa in moto dalle “sardine” e dichiara di non sentirsi a suo “agio con un movimento che enuncia valori ma non ha il coraggio – o la capacità? – di formulare obiettivi politici definiti”.
Bascetta, da parte sua, pur concordando sull’indeterminatezza delle tante manifestazioni di queste settimane, ritiene che esse creino comunque “un luogo politico”: “Le sardine sembrano nuotare, intanto, nelle acque di un senso comune da sovvertire e ricostruire, della contrapposizione culturale”. Esse danno vita, al di là di tutto, a “un movimento di resistenza contro le ‘passioni tristi’, contro quella perversione del desiderio di sicurezza che si traduce in obbedienza e sottomissione, che reprime e blocca ogni piena espressione di libertà”. Una tale “massa critica”, pur “parca di parole”, può “scombinare i giochi e spezzare l’incantamento scaturito dal piffero” sovranista.

Francesco De Palma

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