Storia dell’8 marzo …

La storia della nascita della Giornata Internazionale della Donna ha origini lontane e controverse. Si era parlato di una giornata delle donne già nei primi anni del Novecento.

Per alcuni anni si è pensato che la data corrispondesse ad un tragico episodio che vide protagoniste e vittime un gruppo di lavoratrici donne: un tragico rogo in una filanda di New York, in cui centoventotto operaie in sciopero chiuse dal proprietario, dentro lo stabilimento in cui lavoravano, sarebbero morte a causa di un incendio doloso, avvenuto secondo alcune fonti nel 1857, secondo altre nel 1908.

Ma, provando a ricostruire l’episodio con le fonti, le testimonianze e i giornali dell’epoca, non vi è traccia di una simile tragedia. L’intera vicenda della morte delle lavoratrici statunitensi è un falso storico!

In realtà, la lotta per la rivendicazione dei diritti per le donne passa attraverso diverse tappe: forse, il primo importante evento fu nel corso del VII Congresso della 2° Internazionale socialista, tenutosi a Stoccarda, dal 18 al 24 agosto 1907. In quel contesto, per la prima volta si parlò di “questione femminile”, di diritti da riconoscere alle donne e, non ultimo, il diritto di voto alle donne.

In Occidente, il primo accenno alla festa di cui si ha conoscenza è nel febbraio del 1909, quando negli Stati Uniti, su iniziativa del Partito socialista americano, si sancì la Prima Giornata Internazionale della Donna.

Nel 1910, si svolse una conferenza a Copenaghen dove si propose una mozione per istituire la Giornata Internazionale per la Rivendicazione dei Diritti delle Donne. La mozione ebbe subito immediate ripercussioni: il 18 marzo del 1910, in Francia, fu celebrata la prima Giornata delle Donne; l’anno seguente, in Germania, la stessa festa ebbe luogo il 19 di marzo. In Russia, invece, la manifestazione per i diritti delle donne si tenne solo tre anni dopo, il 3 marzo del 1913.

Queste celebrazioni annuali, e le iniziative ad esse legate, furono interrotte dallo scoppio della prima guerra mondiale.

Il movimento in difesa della “questione femminile” ha di nuovo lo spazio per far sentire la propria voce e far valere i propri diritti, solo il 23 febbraio del 1917, quando a San Pietroburgo le donne guidano una grande manifestazione, inserita nel cammino della rivoluzione russa di febbraio.

La manifestazione di protesta di San Pietroburgo si svolge in una data che, rispetto al calendario gregoriano che seguiamo, corrisponde all’8 marzo del 1917. Da qui la scelta definitiva e per tutti i paesi di sancire l’8 marzo quale data di celebrazione della giornata delle donne.

Nei decenni successivi, il movimento per la rivendicazione dei diritti delle donne è cresciuto in quasi tutto il mondo.
Nel settembre 1944 a Roma è stato istituito l’UDI (l’Unione Donne Italiane) che permise, alle zone liberate dell’Italia dal nazifascismo, di aderire alle celebrazioni per il successivo 8 marzo.


Dal 1946 è stata introdotta la mimosa come simbolo di questa giornata. Questo fiore fu scelto perché di stagione, poco costoso e facilmente reperibile.

Oggi la festa della donna ha un po’ perso il suo valore simbolico degli inizi, e si è trasformata in una occasione in cui, in particolare, le organizzazioni femminili cercano di sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi di varia natura che riguardano il sesso femminile – come la violenza contro le donne e il divario salariale rispetto agli uomini -, dall’altra molte donne considerano questa data come l’occasione per uscire da sole o con le amiche, lasciando mariti, compagni e figli a casa, e concedersi qualche “libertà” in più, rispetto al solito.

In particolare, quest’anno, la situazione è evidentemente diversa: la Giornata Internazionale dei Diritti della Donna, in cui si offre un’“attenzione” particolare alle donne, allegra per una festa, profumata per le mimose donate, conviviale per cene fuori all’insegna della sorellanza, rabbiosa per i cortei femministi, sarà evidentemente ridimensionata in Italia per l’emergenza coronavirus e per le misure di contenimento varate nel DPCM del 4 marzo, che annullano, tutte le manifestazioni pubbliche, inclusa quella ufficiale al Quirinale con il Presidente della Repubblica e le altre alte cariche dello Stato.

Una festa decisamente più in sordina, ma che certamente non perde significato ed importanza, per la memoria di tutte le battaglie affrontate, combattute e vinte per i riconoscimenti dei diritti e del valore delle donne, del loro lavoro nella società di oggi. Anche solo il farne memoria riveste una grande importanza, per la testimonianza di chi ha lottato con la vita per il riconoscimento dei diritti per le donne.

Germano Baldazzi

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