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75 anni fa, Hiroshima e l’avvio dell’era atomica

Il 6 agosto 1945 si compì l’atto più distruttivo di tutta la Seconda Guerra Mondiale: prima dell’alba, il bombardiere Enola Gay parti da una base americana e sorvolò l’arcipelago del Giappone per sganciare la bomba più grande che fosse mai stata realizzata, paragonabile ad una carica di 12500 tonnellate di tritolo.

La bomba sganciata provocò un numero incalcolabile di morti (si stimano in 250 mila), senza contare i feriti e le gravissime conseguenze che lasciò in eredità un simile impatto di radiazioni sulla terra, perché la bomba non era stata realizzata con il tradizionale tritolo, ma con l’uranio, altamente radioattivo.

La terribile decisione era stata presa dal presidente Truman, per affrettare la resa del Giappone, ultimo paese ancora belligerante del Patto Tripartito, con l’Italia e la Germania, ormai arrese. L’esplosione avvenne a qualche centinaio di metri da terra e fu devastante: la temperatura sottostante raggiunse i 20 milioni di gradi, distruggendo ogni cosa nel raggio di circa 11 chilometri quadrati.

Tre giorni dopo ci fu un secondo terrificante lancio di un nuovo ordigno, a base di plutonio, che provocò 40 mila nuove vittime sopra la città di Nagasaki, oltre a coloro che moriranno in futuro anche qui per le radiazioni.

Due giorni dopo il Giappone fece pervenire al comando Usa la resa incondizionata.

A parte l’immane strage e una così drammatica conclusione, di un conflitto mondiale che fece morire più di 50 milioni di persone, con l’utilizzo dell’energia atomica si apre un’epoca in cui una nuova fonte di energia che apre prospettive di progresso incredibili ma, al contempo, anche scenari da incubo per la potenza devastatrice dimostrata.

Germano Baldazzi

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