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Nonno, nonno mi dai i giga ?

Ebbene si, il nonno sono io. “Giga cosa ?” Sinceramente non avevo capito, ma non per problemi di sordità. Semplicemente non mi aspettavo quella parola, pur così comune nella mia vita e lavoro. Così quando mio nipote mi ha candidamente (e insistentemente) espresso questa sua richiesta sono rimasto interdetto e mentre lui, con gli occhi imploranti, nelle mani teneva stretto il suo smartphone da poco ricevuto in regalo, il mio pensiero è irrimediabilmente andato a 50 anni prima quando chiedevo 10 lire a mio nonno per le ciccingomme,  così come chiamavamo, nelle vacanze estive sulla riviera marchigiana, le tre palline da masticare che uscivano girando la chiavetta metallica dal distributore rosso, sormontato da una campana di vetro piena di palline colorate, in bella mostra davanti al chiosco bar.  

I tempi e i desideri cambiano e il confronto è banale, ma non immediatamente sovrapponibile: mentre a mio nonno le ciccingomme non lo interessavano certo per se, anche perché pericolose per la dentiera che lui aveva e io, grazie al cielo, oggi ancora non ho, i giga e la connettività internet, cercata talvolta come rabdomanti la sorgente nel deserto, interessano oggi trasversalmente più generazioni che, talvolta in perfetta sincronia, si trovano a capo chino contemporaneamente a  scrollare sul piccolo schermo accudito con premura nella propria mano.  Così mentre era più facile, e certo meno ipocrita, per mio nonno resistere dicendo che le ciccingomme fanno male e rovinano i denti, oggi restiamo interdetti e con armi spuntate cercando di resistere alla richiesta, consci che ogni motivazione sul fatto che faccia male suonerebbe quanto meno ipocrita e  lascerebbe solo spazio a imbarazzanti osservazioni sul nostro comportamento: “tu nonno i giga ce l’hai però!”.

Così non ci resta che cercare disperatamente una giustificazione nel fatto che loro i giga li cercano per giocare, mentre noi invece… invece per… No, non regge, dobbiamo essere onesti.

Esco dall’attimo di interdizione in cui mi è balenato questo ricordo e pensiero e ripongo velocemente il mio smartphone in tasca, mentre con ostentata decisione torno al libro da cui mi ero distratto per il suono di notifica (che pure maledetto continua, ma sorridendo ignoro) e, guardando quegli occhi imploranti con il mio migliore sorriso,  penso che ho tanti giga di esperienze e parole da comunicare. E più che per il caldo, pensando alla sfida che mi attende, mi rimbocco le maniche della camicia.

Marco Peroni

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