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“Beato l’uomo che ha cura del debole”

Beato l’uomo che ha cura del debole” è stato l’incipit della celebrazione di oggi, presso la Basilica di San Giovanni in Laterano, per i medici e gli operatori sanitari, presieduta dal Card. Vicario Angelo De Donatis. Concelebrava Mons. Paolo Ricciardi, delegato per la pastorale sanitaria.

Alla celebrazione hanno presso parte circa trenta sacerdoti e religiosi che operano per la pastorale nelle strutture sanitarie (ospedali, RSA, cliniche) della diocesi di Roma e una cinquantina di operatori fra medici, infermieri e volontari.

La data scelta per la celebrazione è significativa: la vigilia della festa di San Luca, medico che ha esercitato la sua professione/missione per la salute dei suoi concittadini e, divenuto in seguito discepolo di Gesù, ci ha lasciato uno dei Vangeli, «…la più bella “ricetta” che ci poteva prescrivere per la nostra Salvezza», ha chiosato il Card. De Donatis.

Ha poi ricordato come in passato «si credesse che la malattia fosse una conseguenza del peccato commesso e ci si rivolgesse esclusivamente a Dio e non ai medici per le cure».

In un brano del libro del Siracide letto nel corso della celebrazione, troviamo un elogio del medico e della sua scienza: essere medico «è una vocazione, una chiamata, un essere per gli altri’, scelti ed inviati per curare i malati e prendersi cura di chi soffre», prosegue il cardinale nella sua omelia.

Ricorda poi l’operato del Buon Samaritano, che ha preso con sé l’uomo mezzo morto, «non esistevano ambulanze e mezzi di soccorso… lui ha usato ciò che aveva, olio, vino e il suo ‘automezzo’ naturale, forse un asinello. Non c’è stata alcuna esitazione, ma il soccorso è stato immediato, senza paure, ribrezzi, tentennamenti».

De Donatis ha poi aggiunto che la malattia mortifichi ed umili la persona, allora il medico dovrà pure «asciugare tante lacrime, dei malati e dei familiari, condividendone i timori».

Ha sottolineato, infine, il grande prezzo che gli operatori sanitari stanno pagando in questo tempo di pandemia negli ospedali, ambulatori e studi medici per la vicinanza e il servizio nel tempo della pandemia:

«Sono stati tanti. Non possiamo e non dobbiamo dimenticare il loro altruismo e la loro generosità a servizio della persona e del bene comune».

In conclusione, il Card. Vicario, ha ricordato come anche lui sia stato colpito dal virus e abbia potuto sperimentare la cura e l’assistenza in questo tempo di prova. Ha ringraziato tutta la categoria, dicendo: «Come non ringraziarvi! Come non volervi bene!»

Al termine di una celebrazione molto intensa, il Card. Vicario ha donato a tutti i partecipanti la “Preghiera del Medico” a cui affidarsi nei momenti più difficili e di scoramento per superarli, la lettera “Samaritanus bonus. Lettera sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita” ed infine, “La preghiera nel tempo della malattia”, testo da portare per leggerlo nei luoghi di dolore ai malati, per infondere a tutti coraggio e speranza.

I partecipanti si sono sentiti rinfrancati dalle parole ascoltate oggi, in un tempo così delicato di malattia e di paura, ed invitati a proseguire nel loro impegno così prezioso, con uno spirito sempre più pronto, consapevoli che la Chiesa di Papa Francesco è sempre accanto a chi opera il bene per malati e sofferenti.

Germano Baldazzi

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