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La cooperazione internazionale incontra la scuola

Anche nella mia scuola, così come in tanti altri istituti italiani, si sta celebrando la Settimana scolastica della Cooperazione Internazionale allo Sviluppo (13-19 aprile).
Istituita l’anno scorso, con una Dichiarazione d’Intenti siglata tra il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale - nuovo nome del dicastero della Farnesina, segno della maggiore importanza che si vuole dare, in un mondo sempre più interdipendente, alla collaborazione tra gli stati -, quanto mai opportuna in quest’Anno Europeo per lo Sviluppo, la Settimana intende essere un momento
formativo per le coscienze dei giovani, sensibilizzando fin dai banchi di scuola i futuri cittadini del Paese, spingendoli a considerare con maggior apertura d’orizzonti e più viva consapevolezza l’importanza della solidarietà tra le nazioni, della corresponsabilità delle genti che abitano questo piccolo, sconfinato pianeta. 
E’ noto come l’Italia venga da un periodo di ripiegamento, come essa abbia perso empatia nei riguardi del mondo che la circonda. Siamo spaesati, spaventati dalla complessità dal cambiamento, schiacciati dalla velocità della globalizzazione. Davanti alle sfide di questo tempo abbiamo spesso risposto in maniera introversa, appassionandoci a uno scenario autoreferenziale e consolatorio, oscillando fra il vittimismo e il provincialismo. 
E però la cooperazione internazionale ci ricorda - e ricorda soprattutto ai giovani, che giocano meno in difesa, che sognano ancora in grande - che l’Italia ha un posto nel mondo, che l’oggi è una missione come i giorni che l’hanno preceduto. Si tratta di rileggere il passato, di riflettere sul presente, di forgiare il futuro. 

Che questa Settimana sia parte di una più complessiva battaglia culturale per rispondere al bisogno del nostro Paese nel mondo, facendoci crescere, facendoci uscire da una crisi che non è solo economica, bensì anche di valori, di attese, di responsabilità. “Senza estroversione non c’è futuro”, diceva qualche anno fa l’allora Ministro dell’Integrazione e della Cooperazione Andrea Riccardi. E’ vero. L’estroversione e la proiezione internazionale aiuteranno altri, lontani da noi, ma aiuteranno anche noi a navigare in questa fase storica complessa, in cui vince chi scommette sulla conoscenza, sulla relazionalità, sulla speranza. 

Francesco De Palma

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