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Filosofia e poesia dell'Indipendenza dell'Africa

Ancora un libro pregevole dell’autrice Barbara Cannelli sul pensiero africano contemporaneo. Dopo il fortunato libro Un pensiero africano, interessante disamina filosofica, che ha consentito ai lettori italiani di conoscere, attraverso il confronto tra il pensiero africano e quello europeo, le teorie di filosofi che hanno magistralmente edificato il pensiero africano contemporaneo, è nelle librerie I re filosofi. Filosofia e poesia dell’Indipendenza dell’Africa: un viaggio nella grande storia e letteratura africana che in modo originale sono state al servizio della decolonizzazione. 

Il libro rappresenta un opportunità, un'occasione preziosa per tentare di riflettere, al di fuori di un persistente cliché afropessimista, sull'Africa contemporanea a partire dall'eredità del secolo appena trascorso. In Occidente da tanto tempo ci si rassegna a un continente pieno di drammi e emarginato alla periferia della storia. Tuttavia, basta immergersi nelle vicende africane per capire che l’Africa non è inerte: l’energia e la vitalità dei suoi popoli è più forte di quel che si crede e delle informazioni che giungono in Occidente. L'inizio del secondo decennio del 2000 ha raggruppato, per una singolare coincidenza storica, molteplici anniversari altamente significativi per l'Africa. Il mezzo secolo della morte di Fanon e il decennale della scomparsa di Senghor si sono incrociati con il cinquantesimo delle Indipendenze africane: il grande anniversario, troppo poco celebrato nel 2010, ha preceduto e come annunciato l'imprevedibile risveglio del Nord Africa.

L’autrice nel suo volume ci accompagna in un avvincente percorso conducendoci al cuore dell'umanesimo africano del Novecento. Un cammino che passa attraverso il primato della cultura, specificamente della poesia e della filosofia. Proprio questo primato della cultura ci aiuta a meglio comprendere la vera e propria esplosione poetica dell'Africa a partire dal XX secolo: un'eccezionale fioritura letteraria che continua nel nostro millennio.

Si analizzano in particolare tre paesi che forse più degli altri si sono distinti nel drammatico decorso postcoloniale africano: la Tanzania di Nyerere, il Ghana di N'Krumah, il Senegal di Senghor. Il loro genio politico si evidenziò negli eventi che li condussero a un ruolo geopolitico di primo piano, li esposero al pericolo di grandi errori, e infine al rischio terribile dell'esercizio effettivo del potere. Socialisti atipici, tutti e tre cristiani, costruirono dei modelli di società indipendenti che, nonostante i limiti e i fallimenti, evitarono ai loro paesi la deriva della violenza e l'asfissia totale della libertà. Uomini di potere, ma anche grandi utopisti, re filosofi, essi nutrivano una visione, un progetto determinato, secondo l'espressione di Platone, di Città giusta: che nasceva, in primo luogo, dalla fiducia nel legame indissolubile tra cultura e politica.

La tesi di fondo del volume vuole evidenziare come attraverso i suddetti leader, l'Africa ha prodotto nel Novecento sommi poeti e originali filosofi della politica. La filosofia dell'Indipendenza africana appare così oggi allo storico come un connubio originale e imprevedibile di poesia e di politica.

Ma la poesia, diceva Senghor, nel suo significato greco è azione, e quindi anche, sempre, azione politica: il "poeta che agisce nella città" è apparso in questa ricerca come il protagonista decisivo della grande storia africana del XX secolo.

Antonio Salvati
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