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2018. Sempre più bambini vittime di guerre

Ogni giorno, nel mondo milioni di bambini vivono in pericolo di vita.

Nel 2019 si ricorda il 30° anniversario della ratifica della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, come anche il 70° anniversario della Convenzione di Ginevra, sullo statuto dei rifugiati.

Il 2018 è stato un anno tremendo per i bambini nel mondo, secondo l’Unicef. La sorte dei bambini che vivono in paesi in preda a guerre e conflitti, è segnata dal pericolo.
Ad oggi, sono tantissime le zone del mondo in cui i conflitti in cui i bambini sono quotidianamente coinvolti. Per fare qualche esempio, citiamo lo Yemen, la Repubblica Centrafricana, o la Siria in preda ad una guerra che sembra senza via d’uscita: i bambini vengono colpiti, attaccati come se fossero anch’essi nemici pericolosi, da abbattere, comunque obiettivi da colpire.

I bambini vengono colpiti sui pullman, nelle scuole, negli ospedali… sono bersagli sensibili per avanzare in una (macabra) vittoria in guerra, o come per distruggere ulteriormente le forze nemiche.

Solo per citare lo Yemen, possiamo contare (per quello che conosciamo in Occidente) di 1500 bambini uccisi. Le organizzazioni umanitarie stimano che, nel paese, muoia a causa della guerra o per banali cause, un bambino ogni 10 minuti.  Vi sono 400mila bambini che soffrono, ad esempio, per una acuta malnutrizione.

La medesima situazione la vivono per i minori in Congo, a causa della guerra per l’indipendenza nella regione del Kivu: nella regione – secondo i dati resi noti dall’Unicef - i bambini a rischio per malnutrizione sarebbero addirittura sei milioni. Guerra, fame, povertà, malnutrizione con la conseguenza di una fortissima mortalità, sono le condizioni invivibili dei bambini, in quella regione.

In tali condizioni, escono situazioni inaccettabili, fenomeni che speravamo di non vedere mai più come, ad esempio, i bambini soldato nei tanti teatri di guerra del mondo. È difficile sapere quanti siano nel mondo i bambini che sono costretti ad imbracciare armi, a combattere.


Sappiamo che in Centrafrica, almeno 5mila bambini sono arruolati nell’esercito. In Sud Sudan, dove la maggioranza della popolazione vive in precarie condizioni, dove manca il cibo per tutti, pare che siano 10mila i bambini arruolati.

I bambini soldato sono piccoli a cui è stata rubata l’infanzia e il diritto a giocare e a studiare; loro avranno una vita molto difficile.

Anche se un giorno verranno strappati dalla violenza della guerra e delle armi, sarà molto complicato restituire loro una vita umana, dignitosa lenendo le grandi ferite che lasciano.

Dal 1967, su iniziativa di Papa Paolo VI, 1° Gennaio di ogni anno si celebra, la Giornata Mondiale della Pace.

Quest’anno, Papa Francesco, nel salutare i partecipanti alla Marcia per la Pace organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio che ha visto migliaia di adesioni anche nel resto del mondo ha detto, ricordando che i bambini sono le prime vittime dell’odio e della guerra:

“Il nostro pensiero va, inoltre, in modo particolare ai bambini che vivono nelle attuali zone di conflitto, e a tutti coloro che si impegnano affinché le loro vite e i loro diritti siano protetti. Nel mondo, un bambino su sei è colpito dalla violenza della guerra o dalle sue conseguenze, quando non è arruolato per diventare egli stesso soldato o ostaggio dei gruppi armati. La testimonianza di quanti si adoperano per difendere la dignità e il rispetto dei bambini è quanto mai preziosa per il futuro dell’umanità.”

All’inizio della Marcia per la Pace, è intervenuta una giovane ragazza ucraina che, per quattro anni, ha vissuto la guerra in corso con la Russia nel suo paese, con tutto il carico di dolore che essa porta con sé. Ha dato la voce ai tanti giovani del suo paese che vogliono e chiedono pace per la loro vita perché anche il loro futuro non sia rubato. Ha ribadito che solo con la pace loro potranno avere e sperare nel futuro.

Questa marcia comunica che chi crede non è indifferente con chi vive il dramma della guerra e della violenza, in particolare di chi riesce a fuggire dalle guerre in corso in Siria o nella Repubblica Centrafricana.

Il presidente della Comunità di Sant’Egidio, nel suo saluto all’inizio della manifestazione ha voluto ricordare come i bambini siano stati anch’essi vittime innocenti nella Seconda Guerra Mondiale.

“Nel campo di concentramento di Terezin nella Repubblica Ceca – ha detto Marco Impagliazzo - nel corso della Seconda Guerra Mondiale, furono rinchiusi fino a 15mila bambini di religione ebraica, e quei bambini rinchiusi nel campo siano morti quasi tutti” e ha poi aggiunto “la guerra è la cosa più incivile, più brutale e più cattiva che possa esserci al mondo se addirittura uccide i bambini mettendoli nei campi di concentramento e non dando una speranza per la loro vita”.

Si è poi chiesto: “A cosa serve la guerra se uccide i bambini ? A cosa serve la guerra se provoca queste grandissime sofferenze ?(…) Quei bambini rinchiusi sognavano e desideravano la pace. Oggi noi qui vogliamo sognare la pace e desiderare la pece soprattutto per loro”

Il Presidente della Comunità ha concluso il suo intervento ricordando che:
“la guerra è distruzione di tutto. Allora noi vogliamo restituire, lavorando ogni giorno per la pace, e restituire la gioia di vivere a migliaia di bambini e di persone in questo mondo. Preghiera, Parola, l’incontro, la memoria, il dialogo sono i mezzi poveri che abbiamo per contrastare gli strumenti forti della guerra e della violenza. A sorpresa, i mezzi poveri possono vincere i mezzi forti della violenza. La pace non è quella del più forte che si impone: non è pace, questa, è inefficace”.

La pace si costruisce con l’incontro e il dialogo e cita il grande risultato della pace appena trovata e sancita tra Etiopia ed Eritrea, raggiunta mediante il dialogo tra le due parti.

Questo pace appena sancita dopo una lunga e rovinosa guerra tra fratelli, sia da auspicio per la soluzione e la composizione tra i tanti, troppi conflitti che ancora sono in corso nel mondo e che non hanno ancora trovato i necessari “artigiani di pace”.

Germano Baldazzi
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