Il premio Nansen ai “corridoi umanitari”

In queste ore s’è diffusa la notizia che L’ONU ha assegnato il premio “Nansen” al progetto-pilota – realizzato dalla Comunità di Sant’Egidio con la collaborazione della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, la Tavola Valdese e la Cei-Caritas – dei “Corridoi Umanitari”.
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), che tutela i diritti e il benessere dei rifugiati in tutto il mondo, con il suo rappresentate Roland Schilling ha annunciato il conferimento del premio entrando nel merito di questa opera: “I corridoi umanitari rappresentano una grande sfida e allo stesso tempo dimostrano che gestire in modo umano e sicuro l’arrivo dei rifugiati è possibile. Un canale sicuro che permette alle persone di arrivare in dignità, senza dover ricorrere ai trafficanti rischiando la vita. Rappresentano un segno tangibile di solidarietà internazionale anche nei confronti di quei Paesi come il Libano e l’Etiopia, che accolgono un numero altissimo di rifugiati (…) la maggior parte, oltre l’80%, vivono in paesi in via di sviluppo”. 

Fin qui il rappresentante dell’ACNUR.
Ma cosa sono i Corridoi Umanitari?
Nel giugno scorso, i promotori del progetto-pilota hanno diffuso il “Dossier Corridoi umanitari in Europa” dove si spiega l’origine, l’anima e le modalità di un vero e proprio protocollo di intervento per migranti e profughi.
Il Protocollo d’intesa per la creazione di corridoi umanitari è sottoscritto – secondo i diversi casi e formule – oltre dalle suddette Chiese e realtà ecclesiali, dal Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, e dal Ministero degli Interni.
Il primo obiettivo del Protocollo è quello di evitare tragici viaggi con barconi, troppo spesso niente più che bagnarole fatiscenti. Invece, con questa formula, si offre una possibilità sicura e legale di arrivare in Europa.
Infatti, per disperazione, pur di scappare da guerre, carestie e dalla povertà del proprio paese, quasi sempre l’ultima possibilità è quella di affidarsi ai trafficanti di uomini, senza scrupoli, che chiedono fior di quattrini per attraversare il Mediterraneo. E, questi, per aumentare ancor di più le loro entrate, fanno partire, spesso ammassati, centinaia e centinaia di persone con improbabili natanti, diretti verso l’Europa. Ma, sia per le possibili condizioni avverse del mare, sia per la scarsa affidabilità del mezzo, o per mancanza di rifornimenti adeguati per il lungo viaggio, questi non riescono a compiere indenni la traversata del Mediterraneo, e le cronache ci parlano spesso di tragedie in mare.
In particolare, nel già citato Dossier, si riportano due gravissimi naufragi di barche cariche di disperati, avvenuti nei pressi delle coste italiane, dove hanno trovato la morte circa mille persone.
Il protocollo nasce come risposta ai cosiddetti “viaggi della morte” e permette a persone in “condizioni di vulnerabilità” (vittime di persecuzioni, torture e violenze, famiglie con bambini, anziani, malati, persone con disabilità) un ingresso legale sul territorio italiano, con visto umanitario e la possibilità di presentare, in seguito, domanda di asilo.
È un modo sicuro per tutti, perché il rilascio dei visti umanitari prevede obbligatori controlli da parte delle autorità italiane nei confronti di chi arriva in Italia, anche se il primo controllo si compie già nel paese di provenienza.
I “Corridoi Umanitari” sono completamente autofinanziati, grazie ai fondi stanziati dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, dalla Tavola Valdese, dalla Cei-Caritas e dalla Comunità di Sant’Egidio, provenienti dall’Otto per mille, da donazioni di enti, da benefattori e da singole persone di buona volontà.
Una volta giunti in Italia, i profughi sono accolti in strutture dismesse e risistemate per l’accoglienza di diocesi, comunità ed associazioni, o in case di persone che hanno fornito la loro disponibilità. Accolti e sistemati, i nuovi arrivati iniziano un percorso di integrazione, frequentando subito un corso di lingua italiana, mentre i bambini vengono iscritti a scuola. Un vero e proprio accompagnamento fino al raggiungimento di una piena autonomia, fornendo gli strumenti per riuscire a cercarsi lavoro, o anche per ripartire, magari per raggiungere il resto della famiglia che, in precedenza, era partita ed aveva trovato una sistemazione in un altro paese.
Dal febbraio 2016 ad oggi, sono arrivati in sicurezza in Italia circa 2500 persone che sono state accolte ed integrate.
Le organizzazioni che hanno proposto il programma allo Stato italiano sono impegnate ad indicare i beneficiari del programma; a fornire assistenza legale per ricevere il visto, in attesa della presentazione della domanda di protezione internazionale; a garantire accoglienza e ospitalità per un adeguato periodo di tempo; a garantire il sostegno economico per l’arrivo in Italia; infine, per offrire aiuto nel percorso di integrazione nel nostro Paese.
La portavoce dell’ACNUR per il Sud Europa ha auspicato che il Premio apra le porte perché la pratica dei corridoi umanitari siano conosciuti anche al grande pubblico come alternativa al traffico di uomini e, inoltre, possa fare breccia nelle cancellerie europee perché “copino” la buona pratica italiana e degli altri paesi già coinvolti, favorendo una moltiplicazione di corridoi.


Germano Baldazzi
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