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Premio Nobel per la Pace 2020 al “World Food Programme”

Il Premio Nobel per la Pace è stato assegnato al World Food Programme (WFP) per il suo impegno nella lotta contro la fame nel mondo. Inoltre, al WFP, è stato riconosciuto il contributo al miglioramento delle condizioni di vita per le persone che si sono trovate nelle aree interessate dai conflitti. Infine, per aver agito nel prevenire l’uso della fame come arma di guerra e di conflitto.

 Il Presidente del Comitato italiano del WFP ha commentato la notizia dell’assegnazione affermando che il premio è arrivato grazie al lavoro di tutta l’Organizzazione delle Nazioni Unite “per la soluzione dei problemi che riguardano non solo le zone più svantaggiate dell’Asia, dell’Africa e dell’America latina, ma riguarda anche tutti noi, poiché viviamo in una realtà interconnessa. Così, gli impegni presi verso le aree più svantaggiate del mondo, se considerati come investimenti, ritornano moltiplicati di molte volte, in Europa”. Con queste parole, il Presidente Vincenzo Sanasi d’Arpe ha commentato la notizia,

Il WFP ha ben 17 mila operatori che collaborano per la realizzazione dei suoi progetti nei diversi continenti. Ma, non tutti sanno che il quartier generale del World Food Programme (WFP) si trova a Roma, sin dall’anno della sua costituzione, il 1961. In realtà, Roma ospita anche le altre organizzazioni che compongono il “Polo agroalimentare” delle Nazioni Unite, come la FAO e l’IFAD.

L’Italia ha sempre curato ed ha avuto un ruolo centrale nelle decisioni strategiche in merito al cibo, l’alimentazione, ma anche per gli interventi di solidarietà e di assistenza, in occasione di catastrofi naturali, o carestie.

In questo tempo, in cui il mondo è afflitto dalla pandemia del Covid-19, le disuguaglianze si sono accentuate e le criticità sono talvolta sfociate in conflitti, a causa di una povertà endemica che sfocia nella fame, per intere popolazioni. Una fame acuta colpisce ben 135 milioni di persone nel mondo, in tante nazioni del sud del mondo, come la Nigeria, il Sud Sudan, Il Congo, il Burkina Faso, lo Yemen e molte altre.

L’impegno attuato dal WFP con la distribuzione di cibo e di beni di prima necessità raggiunge 87 milioni di persone in ben 83 diverse nazioni del mondo. Si calcola che il WFP abbia contribuito a far uscire dalla fame ben 300 milioni di persone. Il suo metodo, semplice ma efficace, aiuta sul momento chi si trova in difficoltà, ma reca benefici anche nel lungo periodo, evitando che la fame possa causare una guerra, a causa della mancanza di una risorsa primaria, come il cibo. Ed è questa la prima e forse più importante motivazione del conferimento del Nobel al Programma.

Il Presidente Vincenzo Sanasi d’Arpe ha dichiarato che il premio ha confermato la bontà della linea intrapresa e, cioè,

“lottare contro la fame significa agire quotidianamente per raggiungere obiettivi di pace”.

Un altro obiettivo prefissato dall’organizzazione è nella riduzione dello spreco alimentare, altre grande contraddizione del nostro tempo, in un mondo affamato, in cerca di cibo.

Questo è stato fatto fino ad oggi dal World Food Programme e così intendono proseguire, nobilitati e confermati oggi di più nel loro impegno, con il Premio Nobel per la Pace.

Germano Baldazzi

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