Lo “spirito di Assisi” a Madrid: “Le mura cadono quando sono ‘assediate’ con la preghiera”

Nel pomeriggio di oggi, a Madrid, si è tenuta l’inaugurazione dell’incontro internazionale nello “spirito di Assisi” che radunerà fino al 17 settembre leader delle grandi religioni e rappresentanti del mondo delle istituzioni e della cultura.
L’assemblea d’apertura si è svolta nel Palacio Municipal de Congresos, ha visto la partecipazione di migliaia di convenuti e l’intervento del fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, e del card. Carlos Osoro Sierra, vescovo di Madrid, co-promotori dell’evento, nonché del presidente della Repubblica Centrafricana, Touadéra, dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Grandi, dell’economista statunitense Sachs, e di importanti figure delle tre religioni monoteistiche.
Il titolo della “tre giorni”, “Pace senza confini”, è quanto mai evocativo in un tempo come il nostro, ossessionato dalle frontiere. Sì, viviamo il paradosso per cui siamo un villaggio globale, la globalizzazione ci ha avvicinato in maniera prima impensabile quanto a possibilità di comunicazione, quanto a capacità di spostamento. E però – forse per reazione a tutto questo – c’è come il rimpianto dei muri del passato, il desiderio di costruirne di nuovi, di renderli sempre più impenetrabili. Come se i confini ci possano salvare da ciò che di terribile c’è all’esterno. 

“Pace senza confini può apparire un’utopia”, ha detto Riccardi: “le frontiere non sono un argine all’instabilità? […] Nel mondo globale tutti abbiamo bisogno, per vivere, di una casa dal perimetro delimitato”. E però “spesso confini respingenti o impregnati di odio fanno a pezzi il mondo, creano un insidioso clima conflittuale”. “Vogliamo parlare”, ha continuato l’iniziatore di Sant’Egidio, “di pace in modo globale, anche se si è smarrito il senso unitario di questa grande idea. C’è poco allarme per i conflitti in corso, le minacce di guerra, i confini surriscaldati. Siamo troppo abituati all’assenza di pace e ci basta che la guerra sia lontana da noi. Eppure, nel mondo globalizzato nessuno è garantito, se non da una pace più grande”. Riccardi ha voluto ricordare due anniversari, i 30 anni del crollo del Muro di Berlino e gli 80 dell’inizio della II guerra mondiale, per concludere: “I confini esistono, ma non possono diventare muri né disegnare il futuro. I credenti li superano con lo sguardo del cuore e con la parola del dialogo”.
Significativi anche i contributi di Filippo Grandi, che ha sottolineato come i “porti chiusi”, i muri, la retorica del “prima noi” siano “risposte moralmente sbagliate e inutili”, e che per essere sane le nostre società “debbono essere inclusive e vivere l’accoglienza”. Di Faustin-Archange Touadéra, che ha ricordato come “non ci sarà sviluppo e stabilità dell’Europa senza Africa, né sviluppo e stabilità dell’Africa senza l’Europa”. Di Jeffrey Sachs, che ha lanciato un appello a prendere “posizione contro l’irragionevolezza e l’arroganza”: “Siamo un mondo ricco, ma abbiamo perso il nostro orientamento. Lo sviluppo sostenibile è il nuovo nome della pace”.
Discorsi alti e impegnati, dunque, in un clima consapevole delle tempeste che scuotono il mondo, ma anche fiducioso che il coinvolgimento dei credenti e degli uomini e delle donne di buona volontà possa cambiare il corso degli eventi, la storia degli uomini e dei popoli.
Del resto, il convegno si era aperto con le parole di accompagnamento e di speranza rivolte ai partecipanti da papa Francesco, con un suo speciale mesaggio: “La mente va a 30 anni fa quando, nel cuore dell’Europa, cadeva il muro di Berlino e finiva una divisione lacerante del continente europeo che tante sofferenze aveva provocato. […] A favorire quel crollo contribuì – ne siamo convinti – la preghiera per la pace di tanti figli e figlie di Dio. Del resto, la vicenda biblica di Gerico ci ricorda che le mura cadono quando sono ‘assediate’ con la preghiera e non con le armi, con aneliti di pace e non di conquista, quando si sogna un futuro buono per tutti. Per questo è necessario sempre pregare e dialogare nella prospettiva della pace: i frutti verranno! […] Illustri rappresentanti delle Chiese e Comunità cristiane e delle grandi Religioni mondiali, con questo mio saluto, desidero dirvi che sono accanto a voi in questi giorni e che assieme a voi invoco la pace da Colui che solo può darla. […] Quello che stiamo vivendo è un momento grave per il mondo. Tutti dobbiamo stringerci – vorrei dire con un solo cuore e una sola voce – per gridare che la pace è senza confini, senza frontiere”.

Francesco De Palma
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