9 novembre, Germania: gli anniversari che si incrociano nella penna di Günter Grass …

Ne “Il mio secolo. Cento racconti”, uno straordinario Günter Grass ha ripercorso il ‘900 della grande nazione che occupa il cuore del nostro continente.
In uno dei racconti, quello dedicato al 1938, Grass aveva giustamente collegato il 9 novembre 1989 al 9 novembre di 51 anni prima, la caduta del Muro alla Notte dei Cristalli.
L’una cosa ha generato l’altra. E la tragedia è che la cronaca di questi giorni finisce per intrecciare di nuovo un risorgente antisemitismo, la voglia di muri, il ricordo di un vento di libertà che ha fatto sognare il mondo.
Rileggiamo insieme quelle pagine, sono bellissime – in particolare per chi ama la scuola -, e tremendamente attuali ….

Francesco De Palma


“L’incazzatura con il nostro insegnante di storia è cominciata quando tutti hanno visto in televisione come a Berlino il Muro all’improvviso si era aperto e tutti, anche mia nonna che abita a Pankow, potevano passare all’Ovest. C’è da dire che le intenzioni del professor Hosle erano certamente buone, quando ha parlato non solo della caduta del Muro, ma ha chiesto a tutti noi: – Sapete quante altre cose sono accadute in Germania un 9 novembre? Per esempio esattamente cinquantun anni fa? 

Visto che tutti avevano qualche vaga idea, ma nessuno sapeva niente di preciso, allora ci ha spiegato la Notte dei Cristalli del Reich. Si chiamava così perché ha riguardato tutto il Reich tedesco, e insomma sono andate rotte un sacco di stoviglie che appartenevano agli ebrei, in particolare molti vasi di cristallo. Hanno anche fracassato con i cubetti di porfido tutte le vetrine dei negozi i cui proprietari erano ebrei. E sono andate distrutte proprio senza senso anche molte altre cose di valore. 
Forse l’errore da parte del signor Hosle è stato che non riusciva a smetterla, e che per troppe ore di storia ci ha raccontato di questa faccenda e ci ha letto dei documenti su quante sinagoghe sono state bruciate e che hanno assassinato così su due piedi novantun ebrei. Storie di una tristezza unica mentre a Berlino, anzi in tutta la Germania, naturalmente l’entusiasmo era alle stelle, perché adesso tutti i tedeschi potvano finalmente essere unificati. Ma a lui interessavano solo le vecchie storie, e come sono potute succedere. Insomma, è vero che ci ha rotto abbastanza, con quello che è accaduto qui una volta.
In ogni caso la sua ‘ossessione del passato’, come la definivano, è stata criticata da quasi tutti i presenti durante la riunione dei genitori. Perfino mio padre, che è uno a cui piace raccontare dei tempi andati, ad esempio quando è scappato dalla zona sovietica ancor prima che costruissero il Muro ed è arrivato qui, in Svevia, ed è rimasto a lungo uno straniero, col signor Hosle ha parlato più o meno così: -Naturalmente non c’è nulla da obiettare sul fatto che mia figlia apprenda come le orde delle SA abbiano infierito dappertutto e purtroppo anche qui a Esslingen, ma, per piacere, nel momento adatto e non proprio quando, come adesso, c’è finalmente un motivo per essere contenti e tutto il mondo si congratula con noi tedeschi .…
C’è anche da dire che noi ragazzi ci siamo già in qualche modo interessati a quello che allora è successo nella nostra città Natale, ad esempio nell’orfanotrofio israelita Wilhelmspflege. Tutti i bambini dovettero scendere in cortile. I libri di scuola, i libri di preghiere, perfino i rotoli della Torah vennero buttati in un mucchio e bruciati, tutti. I bambini, che avevano dovuto assistere, piangevano, avevano paura di essere bruciati anche loro. Ma hanno picchiato fino a farlo svenire solo l’insegnante, Fritz Samuel, con le clavette da ginnastica prese dalla palestra. Per fortuna a Esslingen c’era anche gente che ha cercato di aiutare, ad esempio un tassista che voleva portare alcuni orfani a Stoccarda. In ogni caso quello che il signor Hosle ci ha raccontato era emozionante, in qualche modo. Perfino i maschi della nostra classe stavolta hanno seguito la lezione, anche i ragazzi turchi, e ovviamente la mia amica Shirin, la cui famiglia viene dalla Persia. 
E davanti ai genitori il nostro insegnante di storia si è difeso molto bene, come ha ammesso mio padre. Pare che abbia spiegato che nessun ragazzo può comprendere nel modo giusto la fine dell’epoca del Muro se non sa esattamente quando e dove è cominciato l’errore, e insomma cosa ha portato alla divisione della Germania. E sembra che quasi tutti i genitori fossero d’accordo. Però le altre lezioni sulla Notte dei Cristalli il signor Hosle le ha poi dovute interrompere e rimandarle a più avanti. Un vero peccato. 
Ma adesso qualcosina in più la sappiamo. Ad esempio, che a Esslingen quasi tutti sono rimasti a guardare senza aprir bocca o hanno girato la testa, quando è successa la faccenda dell’orfanotrofio. Perciò, quando alcune settimane fa un nostro compagno curdo, Yasir, dovva essere rispedito in Turchia con i suoi genitori, ci è venuta l’idea di scrivere una lettera di protesta al sindaco. Hanno firmato tutti. Ma al destino di bambini ebrei dell’orfanotrofio Wilhelmspflege non abbiamo accennato, nella lettera, su consiglio del signor Hosle. Adesso speriamo tutti che Yasir possa restare“.


(Günter Grass, “Il mio secolo. Cento racconti”, Einaudi 1999)
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