La visita di Angela Merkel ad Auschwitz

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, si è recata nell’ex campo di concentramento nazista di Auschwitz la scorsa settimana, venerdì 6, per una visita non di circostanza, durante la quale ha pronunciato uno dei suoi discorsi più sentiti ed importanti, che ha fatto toccare con mano la distanza esistente tra un paese serio, che vuole fare i conti col suo passato e sbarrare il passo al razzismo o ai movimenti che flirtano con quelle parole d’ordine da una parte, e, dall’altra, un paese in cui si sottovaluta la gravità di gesti e parole e si derubricano odio e disprezzo razziali come critica alla cosiddetta “migrazione di massa”.
Era la prima volta da quando è capo di governo che la Merkel visitava il teatro di una delle pagine più drammatiche e buie della storia dell’umanità. Ma era il momento di fare un tale passo, anche per lanciare un messaggio alto e dolente a un paese, la Germania, in cui nel solo 2018 sono stati compiuti 1800 reati a sfondo antisemita, e in cui, il 9 ottobre scorso, dei neonazisti sono tornati a sparare di fronte a una sinagoga. 

“E’ successo. Dunque può succedere di nuovo”. Ha citato Primo Levi, “I sommersi e i salvati”, la cancelliera, profondamente commossa, e ha insistito sulla necessità di mantenere vivo il ricordo dei campi di sterminio nazista. 

Di seguito alcuni passaggi del discorso:

“Essere qui oggi e parlarvi come cancelliere tedesco è tutt’altro che facile per me. Mi vergogno profondamente dei crimini barbari perpetrati qui dai tedeschi […]. Eppure […] il silenzio non può essere la nostra unica risposta. Questo luogo ci obbliga a mantenere vivo il ricordo. [… A] essere consapevoli che questa responsabilità è parte integrante della nostra identità nazionale, della nostra immagine di noi come società illuminata e liberale, come democrazia e stato di diritto. 
Oggi abbiamo di nuovo una fiorente vita ebraica in Germania. Con Israele abbiamo relazioni diversificate ed amichevoli. Questo era tutt’altro che scontato. E’ un grande dono. E’ come un miracolo. Che non può però annullare ciò che è successo. Non può riportare in vita gli ebrei assassinati. Ci sarà sempre un vuoto nella nostra società. 
70 anni fa è entrata in vigore la Legge fondamentale della Repubblica Federale di Germania. In essa abbiamo messo a frutto le lezioni del passato. Ma sappiamo anche che l’inviolabile dignità dell’uomo, la libertà, la democrazia e lo stato di diritto – per quanto preziosi siano questi valori – sono molto vulnerabili. Questo è il motivo per cui dobbiamo costantemente consolidarli e migliorarli, proteggerli e difenderli, nella vita quotidiana, nonché nell’azione governativa e nel discorso politico. 
Questa non è retorica. In questi giorni è necessario dirlo chiaramente. Perché stiamo conoscendo un razzismo preoccupante, una crescente intolleranza, un’ondata di crimini d’odio. Stiamo assistendo a un attacco ai valori fondamentali della democrazia liberale e a un pericoloso revisionismo storico al servizio di una contrapposizione incentrata etnicamente. Prestiamo particolare attenzione all’antisemitismo, che minaccia la vita ebraica in Germania, in Europa e altrove. […] Tutti devono sentirsi al sicuro e a casa in Germania, in Europa. 
[…] “E’ successo. Di conseguenza, può succedere di nuovo”. Pertanto non dobbiamo chiudere gli occhi e le orecchie quando persone vengono assalite, umiliate o emarginate. Dobbiamo opporci a coloro che suscitano pregiudizio e odio contro gente di altre fedi o origini. Tutti abbiamo delle responsabilità. […] Questa storia deve essere raccontata più e più volte, in modo da rimanere vigili, in modo che tali crimini non possano essere ripetuti in alcun modo, in modo da poter agire con decisione contro il razzismo e l’antisemitismo in tutte le loro disgustose manifestazioni. Questa storia deve essere raccontata in modo che oggi e domani possiamo preservare la dignità di ogni essere umano […]”.
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