Il 25 aprile delle donne …

Il 25 aprile 1945 è una data fondamentale per la storia del nostro Paese: è la data in cui si ricorda la liberazione dell’Italia dalle truppe nazi-fasciste.

Ogni anno il paese si ferma per rievocare quei tragici fatti: era l’uscita dell’Italia dall’incubo della guerra durato cinque anni, ma anche la liberazione da un ventennio di regime fascista.

Oggi, a 75 anni da quei fatti così importanti per la ricostruzione dell’Italia, cosa possiamo dire del ruolo che ebbero le donne?

Si stima che almeno cinquemila donne rimasero vittime nella guerra, pur non combattendo direttamente sul campo di battaglia: furono arrestate, torturate, deportate nei campi di concentramento, fucilate. Alcune di essi avevano impedito ai tedeschi di fare il loro comodo, opponendosi come potevano ai nazisti occupanti. Alcune facevano le “staffette” per portare ordini o notizie; altre guidavano i partigiani tra i boschi e le montagne che ben conoscevano; altre ancora continuavano a preparare da mangiare, dei veri e propri pacchi di viveri e a cucine vestiti. Spesso, oltre a preparare e rimediare cibo, curavano anche i feriti. Alcune combatterono, talvolta sostituendo i loro compagni o parenti che, poco prima erano caduti in battaglia. È il caso di Norma Bartolini che prese il comando della divisione partigiana dopo che il fratello era rimasto gravemente ferito in un precedente scontro.

Alle donne, generalmente, veniva precluso l’utilizzo di un’arma da fuoco: non era cosa per il “gentil sesso”, così racconta Carla Capponi nelle sue memorie di combattente nella resistenza romana, con i Gruppi di Azione Patriottica. Alcune di loro dovettero superare anche le resistenze dei componenti delle brigate a cui appartenevano, perché avessero un ruolo attivo nelle azioni.

In totale 19 donne ricevettero onorificenze per il loro ruolo attivo nel corso della resistenza ma, secondo le storiche che hanno iniziato a raccogliere testimonianze e storie di alcune donne che hanno partecipato alla resistenza, ci sarebbe ancora un grande lavoro di ricostruzione storica e biografica da fare, prima che tutti i testimoni di quei fatti scompaiano definitivamente.

Tra le poche eccezioni, possiamo registrare un documentario toccante girato da Liliana Cavani nel 1965, dal titolo “Le donne nella Resistenza”, dedicato alle donne che parteciparono alla costruzione dell’Italia democratica, lottando contro il nazifascismo e immolandosi per la libertà dal regime. Un’inchiesta che raccoglie una serie di interviste a donne che dal 1943 al 1945 hanno partecipato alla Resistenza. Inoltre un romanzo in stile neorealista e in parte autobiografico, di Renata Viganò: “L’Agnese va a morire”, pubblicato pochi anni dopo la conclusione della guerra. Il romanzo narra di come, dopo una serie di eventi tragici, Agnese diventa l’organizzatrice delle staffette, e la “mamma” della compagnia partigiana, formata da tanti ragazzi.

C’è ancora molto da studiare e da ricostruire per riempire tante caselle vuote all’interno della “Resistenza taciuta”, quella delle donne!

Germano Baldazzi

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