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“Il sale della terra”: sulla “Bestia” ci può salire chiunque …

Un po’ a macchia di leopardo, da oggi, in Italia, potranno riaprire le librerie. Potrà essere l’occasione, questa, di scoprire un libro che aveva fatto molto discutere negli Stati Uniti, prima che lo tsunami dell’emergenza coronavirus sommergesse tutto. Parliamo de “Il sale delle terra”, di Jeanine Cummins, pubblicato da noi da Feltrinelli.

Dedicato a un argomento tanto importante quanto divisivo quale quello dell’immigrazione, “Il sale delle terra” era stato oggetto di ottime recensioni e di critiche feroci, l’autrice addirittura minacciata, così come le librerie che ne avevano previsto la presentazione pubblica.

Il romanzo ruota attorno alla proprietaria di una libreria di Acapulco, Lydia, e di suo figlio di 9 anni, che cercano di sfuggire al capo di un cartello del narcotraffico che li vuole morti. I suoi uomini, i “Giardinieri”, hanno già ucciso tutti i membri della famiglia di Lydia, per vendetta contro il marito, un giornalista, e ora vogliono finire il lavoro. Lydia e suo figlio Luca hanno una sola possibilità, quella di lasciare il paese e raggiungere gli Stati Uniti.

Seguendo la loro fuga seguiamo anche i viaggi della speranza dei tanti che si dirigono verso nord dai paesi del Centroamerica, da Tapachula – luogo di confine tra Guatemala e Messico -, dal Messico stesso, tra le “case del migrante” gestite da sacerdoti e religiosi, lungo i binari di “La Bestia”, il treno merci che ogni anno trasporta sul suo tetto centinaia di migliaia di persone fino alla frontiera con gli States.

Chi non avrebbe mai pensato di condividere la sorte di migliaia di sfortunati e di illegali si ritrova improvvisamente ad avere a che fare con la precarietà estrema, con il caso che si fa destino, con l’arbitrio dei poliziotti, con la tua vita che dipende da qualcun altro.

Essere gettati nei panni di qualcuno in cui non avesti mai pensato di identificarti. Perdere in un attimo tutte le sicurezze cui sei abituato. Suona familiare? Se sì è perché è quello che stiamo vivendo tutti.

“Il sale delle terra” ci ricorda che davvero siamo tutti sulla stessa barca. Che su quella barca – su quel treno – ci possiamo salire anche noi in un qualsiasi momento. Che ha davvero ragione papa Francesco quando ci ricorda che “in questo nostro mondo[…] siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non […] ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato”.

E’ quanto comprende Lydia, a un certo punto: “‘Bisogna proprio essere dei paesini dell’America centrale per fare la domanda di asilo?’. Beto si stringe nelle spalle. ‘Perché? Sei in pericolo di vita?’ Lydia sospira. ‘Non lo siamo tutti?’”.

Lo siamo tutti. Chiunque può ammalarsi e – purtroppo – morire, in un mondo malato. Chiunque può essere costretto a salire su quella “Bestia”, o su un’altra. E’ bene saperlo. Chiunque è nostro fratello e nostra sorella.

Francesco De Palma

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