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Il muro di foglio e di fumo che ci separa dalla Libia …

Per il settimo anniversario della sua visita a Lampedusa papa Francesco ha celebrato una messa a Santa Marta in cui si è espresso con parole nette e potenti in favore dell’accoglienza: “L’incontro personale con Gesù Cristo è possibile anche per noi, lo possiamo riconoscere nel volto dei poveri, degli ammalati, degli abbandonati e degli stranieri che Dio pone sul nostro cammino. Dovremmo [ricordarlo] tutti come punto fondamentale del nostro esame di coscienza”.

Ma a margine del messaggio principale della predicazione c’è stata una riflessione di spessore, sui meccanismi mediatici e psicologici che permettono al mondo di vivere tranquillo e credersi sano in un contesto malato; che fanno sì che sia accettato l’inaccettabile: “Alcuni mi raccontavano le proprie storie, quanto avevano sofferto per arrivare lì. E c’erano degli interpreti. Uno […] parlava tanto e la traduzione era breve. ‘Mah – pensai – si vede che questa lingua per esprimersi ha dei giri più lunghi’. Quando sono tornato a casa […] c’era una signora che […] capiva la lingua e aveva guardato alla tv l’incontro. E mi ha detto: ‘Senta, quello che il traduttore etiope le ha detto non è nemmeno la quarta parte delle torture, delle sofferenze che hanno vissuto’. Mi hanno dato la versione
‘distillata’. Questo succede oggi con la Libia: ci danno una versione distillata’”.

Il pontefice denuncia l’erezione di un ennesimo muro, un muro mediatico e comunicativo, questa volta, tanto simile a quel “muro di foglio e incenso” di cui aveva parlato don Lorenzo Milani nell’estate del 1959 in una lettera a Nicola Pistelli, direttore di “Politica”, rivista della sinistra cattolica. Il sacerdote, da Barbiana, scriveva all’amico: “Sono abbonato al Giornale del Mattino. Sono abbonato anche a un settimanale cattolico francese. Se non avessi avuto il secondo non mi sarei mai accorto sul primo di quel che fa la polizia francese. Non che la notizia non ci fosse, ma era riportata di rado e non in vista, e in forma dubitativa e senza particolari. Quanto basta per non accorgersene. Oppure accorgersene ma non dargli il suo posto. Accorgersene ma non schierarsi. Sul giornale cattolico francese la stessa notizia e’ martellata a tutta pagina e spesso si sente anche la testimonianza diretta dei torturati. E non solo le cose dolorose, ma anche quelle volgari: ‘Enculer il torturato, pisciargli in faccia, fargli assaggiare la merde française, passargli l’alta tensione pei coglioni etc'”.

“Il cuore si schiera irresistibilmente”, continuava don Lorenzo. “Ecco cosa puo’ fare la stampa con il solo scegliere le cose da raccontare oppure col solo modo di raccontarle. E bada che non si tratti di uno schierarsi sentimentale che debba per forza concretarsi in uno schieramento politico con l’Algeria contro la Francia, Non e’ trovare subito una soluzione o ignorare alcune ragioni che possono avere anche i francesi in Algeria. E’ solo un aver presente al cuore la realtà nella sua interezza e concretezza. Questa e’ l’anticamera necessaria di uno schieramento razionale ed onesto. Ed e’ questo che i nostri giornali defraudano a noi e al nostro vescovo”.

Eh sì, ai tempi di don Milani era il vescovo a non accorgersi della realtà tutta intera. Oggi, invece, è proprio un vescovo, quello di Roma, che ha il cuore e la voglia di manifestarla apertamente, di aprirci gli occhi, di farci sapere e capire. A tutti noi, all’Italia, all’Occidente, a me, a te. Vorremo conoscere la verità? O ci farà più comodo essere avvolti in una nuvola di disinformazione? Annebbiati dal fumo di un “distillato” di comodo?

“Un prigioniero bisogna aiutarlo e liberarlo”, chiosava il priore di Barbiana. Ma vogliamo essere liberati?

Francesco De Palma

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