fbpx

Uno sguardo sul mondo degli istituti …

E’ un’anziana signora il personaggio principale del nuovo romanzo di Delphine De Vigan, scrittrice francese che da sempre indaga le periferie dell’esistenza e che ci introduce ora, con “Le gratitudini” (Einaudi), nell’universo delle RSA – di triste attualità in questo tempo di pandemia -, quell’universo in cui Michka – questo il nome della protagonista – finisce per ritrovarsi mentre svanisce via via la sua padronanza delle parole e dunque la propria autosufficienza.

Le RSA – in Francia, in Italia, dappertutto – sono una realtà appartata, in cui è facile veder peggiorare la qualità di un’esistenza. “Ecco la vera domanda: a che serve?”, la protagonista immagina in sogno che le chiedano. Per fortuna Michka ha degli amici, Marie – una sorta di figlioccia, per lei – e Jérôme – l’ortofonista che cerca di rallentare la progressiva perdita dell’uso della parola dell’anziana donna -. Grazie a Marie e a Jérôme nella casa di riposo si sente il soffio degli affetti e di una compartecipazione premurosa a quello che è uno dei crucci della figura disegnata dalla De Vigan: non aver potuto dire grazie a chi l’ha nascosta e salvata (Michka è di famiglia ebraica) negli ultimi anni dell’occupazione tedesca.

Nascosta da bambina, confinata da vecchia, Michka comprende il valore delle relazioni, e a Marie che le rivela di essere incinta e di voler tenere il bambino anche se il padre andrà via, l’anziana signora indirizza un discorso rivolto a se stessa, alla sua interlocutrice, a tutti noi: “Per la prima volta nella mia vita” – Michka rievoca il suo primo incontro con Marie – “ho cominciato ad applicarmi di qualcun altro, voglio dire di qualcuno che non ero io. E’ questo che cambia tutto, sai, Marie. Aver paura per qualcun altro, qualcun altro che non sai tu. E’ una grande fortuna per te”. “Vedi che di parole ne hai …”, le dice commossa la giovane.

“Ogni volta che scegliamo una parola diamo ordine al caos”, scrive l’autrice. La parola “grazie”, che campeggia sullo sfondo di tutto il romanzo, alla fine accomuna tutti: la protagonista che ringrazia chi l’ha salvata, i deuteragonisti che ringraziano per un rapporto che li ha segnati, noi, che inoltrandoci tra le pagine andiamo alla scoperta di quel mondo anziano verso cui tutti siamo diretti.

Francesco De Palma

Facebooktwitter

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *