fbpx

La santa dei poveri

In questo giorno, nel 1997, moriva Madre Teresa di Calcutta, la donna che ha dedicato quasi per intero la sua vita agli ultimi. Lei, Anjezë Gonxhe Bojaxhiu, nata a Skopje, nella periferica Albania, è partita per andare ad aiutare i più periferici e i più poveri del mondo, nelle bidonville dell’India.

Sin da giovanissima aveva le idee chiare: all’età di 18 anni, fu presa dal desiderio di divenire una missionaria ed entrò nell’istituto delle Suore di Nostra Signora di Loreto, dove prese il nome di suor Mary Teresa, in omaggio a Santa Teresa di Lisieux. Cresce con gli “Esercizi spirituali” di Sant’Ignazio di Loyola, che le fanno maturare il sentimento di “aiutare tutti gli uomini”.

Il suo desiderio era quello di dedicarsi alla missione, mentre la vocazione dell’istituto religioso dove stava studiando era quello dell’insegnamento.

La sua Superiora la inviava quindi in India, a Darjeeling, città alle pendici dell’Himalaia dove, nel 1929, iniziava il suo noviziato. Da subito prende ad insegnare alle bambine povere del posto e, al contempo, prosegue i suoi studi personali per ottenere il diploma di insegnante.

Nel 1931, pronuncia i suoi voti religiosi e prende il nome di Suor Teresa, in onore di Santa Teresa di Lisieux. Si trasferisce all’Istituto di Calcutta, città sovrappopolata e poverissima del Bengala e, qui, Teresa scopre non solo la povertà, ma la miseria, quella più nera, dove uomini, donne, bambini, nascono, vivono, soffrono e muoiono spesso sullo stesso marciapiede, senza mai aver avuto un tetto sulla testa o un giaciglio. E lei resta inorridita quando si accorge che non vi è compassione per tutta quella umanità né da vivi e sofferenti, né da morti, vedendo la fine riservata ai loro corpi.

È una visione che la turba molto e, dopo un tempo di preghiera e riflessione, decide di lasciare il convento per consacrarsi totalmente al servizio ai poveri, vivendo in mezzo a loro. Madre Teresa non fa nulla con la sua testa: si confida con la sua Superiora che la ascolta e le chiede di attendere per provare la sua obbedienza. Dopo neanche un anno, dal Papa le arriva il permesso di andare a vivere fuori dalla clausura.

Teresa ora ha 37 anni e, il 16 agosto 1947, vestendo un “sari” (veste tradizionale delle donne indiane, bianco fatto di cotone grezzo, con un semplice bordino azzurro) inizia ad andare e tornare alla periferia di Calcutta. Sulla spalla porta anche un piccolo crocifisso nero.

Nei suoi spostamenti porta con sé una valigetta contenente le sue cose personali indispensabili, ma mai del denaro: “Non mi occorre, la Provvidenza mi aiuterà”.

Madre Teresa è facilmente riconoscibile: sia per la semplicità dell’abito che indossa ma anche perché esce sempre con la corona del Rosario tra le mani. Dopo alcuni mesi, iniziano ad avvicinarla alcune sue ex allieve della scuola dove insegna, incuriosite dal suo esclusivo interesse verso i “non voluti, non amati, non curati”. Ma, Teresa, prima di accettarle con sé, le tiene per lungo tempo alla prova, come per temprarle.

Verso la fine del 1950, Papa Pio XII, informato del bene che compie verso gli ultimi, autorizza e riconosce ufficialmente la “Congregazione delle Missionarie della Carità”, fondato da Madre Teresa.

Ma Madre Teresa è sempre più addolorata per le condizioni di povertà in cui troppi versano e non sa come fare per aiutare, curare e salvare tanti che vivono in condizioni così miserande. Emblematico è un episodio che, poi, ha raccontato su una donna che trova agonizzante in strada, talmente debole da non potersi difendere dai topi che le rodevano le dita dei piedi. Decide di trasportarla all’ospedale più vicino, dove, con difficoltà, la poveretta alla fine viene ricoverata. A questo punto, Suor Teresa si spinge a chiedere all’amministrazione comunale un locale proprio, per accogliervi i poveri che sono riversi in strada, agonizzanti, con il desiderio di dar loro almeno un primo riparo. Diverrà una casa di riconciliazione con la vita che, nel tempo, avrà ospitato e accompagnato migliaia di moribondi.

Dopo di che fa in modo di aprire un altro centro, grazie all’intervento di benefattori indiani e stranieri, stavolta per accogliervi i bambini abbandonati.

Nel “Centro di speranza e di vita” spesso venivano portati piccoli, avvolti in stracci o addirittura in fogli di carta, con ormai pochissime speranze di sopravvivenza per le condizioni in cui già versano. Ma, comunque, tutti vengono accolti e accuditi per quel tempo che rimane loro di vivere.

Nel corso degli anni, il suo servizio e la sua missione si estende in tutte le regioni dell’India. Verso la fine degli anni ’60 alcune sue consorelle si recano in Venezuela per aprire una nuova missione e, nel 1968, su espressa richiesta di Papa Paolo VI a causa della miseria in cui riversavano alcune periferie romane, Madre Teresa accetta di aprire una sua casa anche a Roma.

Nel 1979, le viene assegnato il prestigioso Premio Nobel per la pace: tra le motivazioni, ovviamente, è indicato il suo impegno tra i poveri, e il suo rispetto per il valore e la dignità di ogni singola persona. Alla cerimonia di consegna, Madre Teresa rifiuta il convenzionale banchetto cerimoniale organizzato per i vincitori, e chiede che i 6000 dollari del premio siano destinati direttamente ai bisognosi di Calcutta, i quali, con tale somma, potranno tutti ricevere aiuto per un anno intero.

Dopo varie degenze in ospedale, Madre Teresa si è spenta a Calcutta, il 5 settembre 1997, suscitando commozione in tutto il mondo.

Il 20 dicembre 2002 papa Giovanni Paolo II ha firmato un decreto che riconosce le virtù eroiche della “Santa dei Poveri”, iniziando di fatto il processo di beatificazione più rapido nella storia delle “cause” dei santi, conclusosi il 19 ottobre 2003. Verrà poi canonizzata da Papa Francesco il 4 settembre 2016.

Germano Baldazzi

Facebooktwitter

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *