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Non proprio “brava gente” …

Ricorre in questi giorni il triste anniversario delle stragi compiute da civili e militari italiani contro la popolazione etiopica, in particolare ad Addis Abeba, ma poi, nei giorni e nei mesi seguenti, anche in altri luoghi dell’allora Africa Orientale Italiana (cfr. gli ottimi lavori di Angelo del Boca, nonché Paolo Borruso, “Debre Libanos 1937. Il più grave crimine di guerra dell’Italia”). Tra il 19 e il 21 febbraio del 1937, infatti, gli italiani operarono una spietata rappresaglia in risposta all’attentato commesso da resistenti etiopi contro il viceré Rodolfo Graziani.

Oltre 30000 etiopi vennero uccisi. Nelle strade di Addis Abeba si scatenò una caccia all’uomo cui parteciparono italiani di ogni condizione. Nessun processo: si trattò di una vera e propria rappresaglia indiscriminata, di un linciaggio continuo, di violenze di ogni tipo, nell’assoluta impunità. Qualcosa che anticipava gli orrori delle stragi contro i civili della II guerra mondiale.

“Per ogni abissino in vista”, scriverà Del Boca, “non ci fu scampo in quei terribili tre giorni ad Addis Abeba, città di africani dove per un pezzo non si vide più un africano”. Del resto, un testimone oculare, il giornalista Ciro Poggiali, aveva raccontato: “Tutti i civili che si trovano ad Addis Abeba, in mancanza di una organizzazione militare o poliziesca, hanno assunto il compito della vendetta condotta fulmineamente coi sistemi del più autentico squadrismo fascista. Girano armati di manganelli e di sbarre di ferro, accoppando quanti indigeni si trovano ancora in strada. Vengon fatti arresti in massa; mandrie di negri sono spinti a tremendi colpi di curbascio come un gregge. In breve le strade intorno ai tucul sono seminate di morti. […] Mi narrano che un cittadino americano, per avere soccorso un ferito abissino, è stato bastonato dalle squadre dei randellatori”.

Francesco De Palma

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