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Un “whatever it takes” per la scuola …

Si sono svolte tra ieri e l’altro ieri, in diverse città d’Italia, una serie di manifestazioni – statiche e nel rispetto delle normative – per chiedere il ritorno alla “scuola in presenza”, anche in zona rossa. Organizzatori dell’evento, appunto, la rete nazionale “Scuola in presenza”, costituitasi una decina di giorni fa, cui aderiscono comitati di genitori, docenti e studenti, insoddisfatti – è un eufemismo – della didattica a distanza, e tenaci nel sottolineare come in altri stati europei (Francia, Spagna, etc.) si siano scelte una strada differenti.

Sono stati soprattutto mamme e bambini a invadere pacificamente le piazze italiane, con striscioni, cartelli e tanto altro, con l’obiettivo di far cambiare idea a un governo che pure si era espresso in maniera preoccupata per la crescente emergenza educativa al momento dell’insediamento. Molti interventi hanno insistito sul fatto che le scuole sono sicure, che bambini e ragazzi hanno rispettato diligentemente le regole, che i docenti sono ormai in buona parte vaccinati e che la scuola non è solo trasmissione di nozioni, bensì relazionalità, vicinanza, passione.

Sui social, oggi, molti di questi argomenti hanno trovato nuovo vigore. Un articolo del ‘Corriere della Sera’, infatti, ha evidenziato i risultati di una ricerca che chiarisce come “il rischio zero non esiste, ma sulla base dei dati raccolti possiamo affermare che la scuola è uno dei luoghi più sicuri rispetto alle possibilità di contagio”.

Francesco de Palma

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