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Il cambio di passo della Tanzania …

Conosciamo sempre meglio il nuovo coronavirus. Stiamo imparando a combatterlo. E le campagne vaccinali mostrano in tutto il mondo la strada dell’uscita dalla pandemia.

Tanto la maggiore consapevolezza della pericolosità del virus, quanto le nuove prospettive apertesi con il successo della ricerca, hanno determinato cambiamenti anche lì dove si era finora fatto finta che SARS-CoV-2 e COVID-19 non fossero mai arrivati.

E’ il caso, ad esempio, della Tanzania.

In quel paese il presidente, John Magufuli, aveva decretato la sconfitta del virus. La Tanzania era covid-free, non si facevano test (ufficialmente), non vigeva alcun distanziamento, era sconsigliato indossare mascherine. Si poteva al massimo ricorrere a rimedi erboristici, ovvero confidare nella preghiera. Per questo il paese aveva interrotto la comunicazione di infezioni e decessi all’OMS e non aveva aderito (come anche Burundi e Madagascar) al programma CoVax.

Questa posizione negazionista, probabilmente nata per motivazioni economiche e politiche (di lì a qualche mese erano previste le elezioni) e poi irrigiditasi in maniera ideologica, è stata mantenuta per mesi, nonostante il crescente numero di morti negli ospedali di Dar es Salaam per “polmonite”, finché non si è ammalato (secondo alcuni di Covid, secondo altri no) e  non è morto anche il presidente.

La morte di Magufuli e l’avvento al potere della vicepresidente, Samia Suluhu Hassan, ha cambiato le cose.

In maniera pacata, ma recisa, pur senza rinnegare l’eredità del predecessore, la nuova presidente ha sdoganato l’uso delle mascherine, ha raccomandato maggiori attenzioni e ha messo su un comitato scientifico che ha recentemente fornito le prime indicazioni per il contrasto e il superamento dell’epidemia, a partire dalla necessità di ricorrere al CoVax.

In Tanzania si respira tutta un’altra aria.

Francesco de Palma

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