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“La seduta spiritica”

Antonio Iovane è tornato – con il suo “La seduta spiritica” (Minimum Fax) – su quell’evento spartiacque della nostra storia repubblicana che è il sequestro Moro, ed in particolare su un episodio collaterale, minore, ed alla fine – purtroppo – ininfluente.

La storia è nota, benché spesso rimossa, quasi con pudore, a non sfiorare più di tanto l’uomo che è stato due volte Presidente del Consiglio e poi Presidente della Commissione Europea.

Sappiamo che il 2 aprile 1978 una decina di amici, professori universitari e congiunti, tra cui Romano Prodi, si riunisce nella villa di campagna di Alberto Clò e passa il pomeriggio a evocare don Luigi Sturzo e Giorgio La Pira in una seduta spiritica organizzata per sapere dove si trovi prigioniero Aldo Moro. La messinscena dà un responso: Gradoli. E Prodi l’indomani trasmette questa informazione alla DC e dunque agli inquirenti. Ne risulterà il controllo della cittadina del Viterbese, ma – ahimé – non quello del covo romano in una palazzina sull’omonima traversa della Cassia che sarebbe invece stato scoperto – fatto scoprire, meglio – solo alcuni giorni dopo, in contemporanea con il falso comunicato del Lago della Duchessa.

Gradoli. Era una soffiata? Occorreva fingere il riscorso al soprannaturale per non bruciare un informatore, un confidente, un amico?

Iovane torna su quanto accaduto, e su quanto è ancora misterioso, per cercare di ragionare e capire di più, ma tanti interrogativi restano senza risposta.

“La seduta spiritica” è un bel libro, che ricostruisce un clima, rende omaggio allo Sciascia de “L’affaire Moro”, segue delle piste di indagine, vaglia gli eventi con quello sguardo triste e disincantato che è possibile avere oggi, a 43 anni di distanza. Una bella prova editoriale, che è insieme romanzo e storiografia, letteratura e inchiesta.

Francesco de Palma

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