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Se papa Francesco vive e comunica l’amore per la scuola

Per chi è interno al mondo della scuola, per chi è appassionato, innamorato del proprio lavoro, per chi è un po’ a disagio quando ascolta colleghi lamentarsi non solo per i soldi, ma anche per l’ignoranza degli studenti (!) o addirittura per la pesantezza dei rientri pomeridiani (!!), le parole pronunciate da papa Francesco all’incontro organizzato dalla CEI a San Pietro, “La Chiesa per la scuola” - “Non è un lamento, è una festa! Una festa per la scuola. Sappiamo bene che ci sono problemi e cose che non vanno, lo sappiamo. Ma voi siete qui, noi siamo qui perché amiamo la scuola” -, beh, sono una boccata d’aria fresca. 
Una brezza lieve che - siamo chiamati a capirlo sempre più - non deve per forza venire dal di fuori, da un riconoscimento giuridico o economico, per esempio; ma può venire dal di dentro, da noi, dal nostro stesso impegno, dal nostro stesso muoverci tra banchi e lavagne. Cito da un libro di un amico e collega prematuramente scomparso, Sandro Onofri, in “Registro di classe”: “Le nostre derelitte aule come un regno di libertà e di felicità”, o “Esiste un mestiere più bello
del mio?”, e potrei continuare …. Ecco, di questo ha bisogno anche - soprattutto, forse - la scuola. Di un sentire positivo, di entusiasmo.
Ebbene, forse un po’ paradossalmente per chi crede nella scuola pubblica - ma, d’altronde, non è forse magistero quello che dice un papa?, non siamo, si vis magna componere parvis, dei “colleghi”? -, questo entusiasmo ce lo restituisce Francesco: “Amo la scuola perché è sinonimo di apertura alla realtà”, “Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni”, “La scuola è luogo di incontro nel cammino”, “Amo la scuola perché ci educa al vero, al bene e al bello”, “Non lasciamoci rubare l’amore per la scuola!”.
Occorre davvero ripartire lungo la strada dell’entusiasmo e dell’amore della scuola, noi insegnanti in primis, ma tutto un mondo che ha dimenticato o messo tra parentesi il valore della cultura, dell’educazione, dell’apprendimento, dell’ascolto. Occorre riscoprire quel segreto che rende sapida la vita, il segreto dell’imparare, come dice papa Francesco, anzi dell’imparare a imparare: “Ma se uno ha imparato a imparare, - è questo il segreto, imparare a imparare! - questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà!”.
Bergoglio, a questo punto, ha citato “un grande educatore italiano”, don Lorenzo Milani: “Dicesi maestro chi non ha nessun interesse culturale quando è solo”. Davvero la scuola è interazione tra chi insegna e chi impara, è un confondersi dei ruoli, è un cogliere e rilanciarsi le sfide, è un essere insieme, è un andare insieme verso il futuro. La scuola può essere la strada di un “noi” che non accetta di girare a vuoto, nella ripetizione di sé, nel vortice della propria esaltazione o del proprio cupio dissolvi, per andare oltre, oltre il declino ed oltre l’hybris: “Il maestro dà al ragazzo tutto quello che crede, ama, spera. Il ragazzo crescendo ci aggiunge qualche cosa e così l’umanità va avanti” (è sempre don Milani). 

Francesco De Palma

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