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Il Premio Carlo Magno a papa Francesco: un’Europa che non eriga muri, ma getti ponti nella storia

Oggi viene consegnato a papa Francesco il Premio Carlo Magno, prestigioso riconoscimento attribuito ogni anno a figure che si siano distinte nel loro impegno per i valori europei.
E’ il tributo a un pontefice che non si stanca di esortare “nonna” Europa ad essere più “madre”, a vivere nella memoria - che è memoria della sua storia, delle tragedie del passato, della volontà che esse non tornino mai più -, ma anche nella responsabilità – che è sguardo pieno di consapevolezza sulle tragedie del presente, affinché tanti ponti di pace e di dialogo vengano gettati sulle acque torbide della terza guerra mondiale “a pezzi”.
Sembra che papa Bergoglio farà un forte appello perché l’Europa ritrovi se stessa: perché sia continente “dei ponti e non dei muri”, capace di “solidarietà e di accoglienza”. 
Quel che è certo è che la predicazione di Francesco su questi temi è di grande attualità. Non solo. E’ di grande realismo: “I muri, tutti, tutti i muri crollano, oggi, domani o dopo cento anni, ma crolleranno. Il muro non è una soluzione. I muri non sono mai soluzioni”, ha detto tornando dagli Stati Uniti. E' di grande visione sul futuro. Perché, come diceva lo stesso pontefice in un’intervista su “La Vie” di qualche settimana fa, chiudendosi “l'Europa s'indebolisce. È a questo punto che rischia di diventare un luogo vuoto”. In tutti i sensi. E questo costituirebbe una perdita secca, di incommensurabile portata: dal momento che “il solo continente che possa offrire una certa unità al mondo, è l'Europa. La Cina ha forse una cultura più antica, più profonda. Ma solo l'Europa ha una vocazione di universalità e di servizio”. 

E’ bello sentire queste parole sul nostro continente dal primo papa non europeo dopo secoli. Sarebbe bello sentirle di più da tanti europei, con responsabilità politiche e non.

Francesco De Palma


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